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Eni, segnali poco rassicuranti dal Kashagan

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Domenica con l’amaro in bocca per l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, angosciato dalla questione Kashagan, il maggiore giacimento di petrolio scoperto negli ultimi trent’anni, che garantirebbe riserve per oltre 38 miliardi di barili.


Dopo il provvedimento di sospensione dei lavori per tre mesi imposto dalle autorità del Kazakhstan, il 27 agosto scorso per asserite violazioni delle leggi ambientali, ieri il ministro dell’Ambiente, Nurlan Iskakov, è tornato sul tema ventilando la possibilità che lo stop possa essere prolungato se in questo lasso di tempo il consorzio guidato da Eni non avrà “migliorato il proprio risultato”.

Fonti vicine al negoziato in corso tra le autorità kazake e i vertici di Eni indicano il 5 settembre come data entro la quale il consorzio guidato dalla compagnia petrolifera italiana dovrebbe presentare una proposta di “compensazione adeguata” non solo sotto l’aspetto finanziario ma anche per quanto riguarda la struttura del progetto. In questo senso si erano indirizzate la scorsa settimana le parole del ministro delle Finanze, Daulet Ergozhin, spintosi fino a minacciare una sostituzione di Eni alla guida del consorzio. Uno scenario che ricorda quanto accaduto a Royal Dutch Shell in Russia. Il colosso britannico fu costretto dalle pressioni politiche esercitate attraverso il paravento delle violazioni ambientali a rinunciare al controllo del giacimento Shaklin2 a favore di Gazprom.


Proprio la Russia potrebbe nascondersi dietro alle retromarce del governo di Astana. L’interesse per il giacimento del Kashagan è molto forte, soprattutto con i prezzi del petrolio stabilmente sopra i 60 dollari al barile. Sarebbe Lukoil, secondo i mezzi di informazione del Paese governato da Putin a potere proporsi come alternativa al consorzio guidato da Eni.


La situazione che si trova ad affrontare Eni non appare tuttavia così complicata ma certamente il consorzio di cui fanno parte anche ExxonMobil, ConocoPhillips, la stessa Royal Dutch Shell, Total, Inpex e la kazaka KazMunaiGaz, sarà chiamato a rivedere le quote dei profitti del progetto favorendo maggiormente Astana. 


Intanto Eni prepara le proprie risposte negoziali con l’amministratore delegato Scaroni atteso nella capitale del Kazakhstan e con la visita del presidente del Consiglio, Romano Prodi, prevista per ottobre.