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Eni: risultati III trimestre in crescita, outlook 2011 all’insegna della cautela

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 Eni ha superato l’esame di terzo trimestre con numeri che si sono rivelati migliori alle attese del mercato. Il Cane a sei zampe ha chiuso il terzo quarto del 2011 con un utile netto adjusted in crescita del 7% a 1,79 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le attese degli analisti erano ferme a 1,5 miliardi. Il miglioramento della performance operativa, a detta del gruppo, è stato parzialmente assorbito dall’incremento degli oneri finanziari netti (-508 milioni di euro). Nei primi nove mesi l’utile netto adjusted si è attestato a 5,43 miliardi di euro, mostrando un progresso del 5 per cento. In crescita del 3% l’utile netto trimestrale che è risultato pari a 1,77 miliardi di euro, mentre ha subito un calo del 3% a 5,57 miliardi nei primi nove mesi del 2011. L’utile netto operativo adjusted nel terzo trimestre è stato pari a 4,61 miliardi in salita del 12% mentre nei primi nove mesi si è attestato a 13,71 miliardi in rialzo del 9 per cento. Infine, 2,61 miliardi di euro per il cash flow trimestrale e 11,2 miliardi di euro per quello registrato nei primi nove mesi dell’anno. 

 

Ci ha pensato Paolo Scaroni amministratore delegato del gruppo, a rimarcare una trimestrale migliore dei pronostici. “Nel trimestre Eni ha conseguito risultati eccellenti”, ha detto il numero uno del colosso petrolifero italiano. “Sono molto soddisfatto del rapido riavvio della produzione in Libia e della riapertura del GreenStream – ha detto Scaroni, che ha anche sottolineato come il portafoglio di Eni sia stato rafforzato dalla firma degli accordi con Gazprom “che danno il via al nostro upstream in Siberia” e dai ripetuti successi esplorativi. “In Mozambico – ha ricordato infine l’Ad – abbiamo effettuato la più grande scoperta di idrocarburi della nostra storia”.

 

Il fattore Libia, come già rimarcato da Scaroni, ha impattato necessariamente sui conti del gruppo. Il Cane a sei zampe ha previsto uno scenario quello libico che si va progressivamente stabilizzando. Nel corso dei mesi di agosto e settembre la società petrolifera e il Consiglio Nazionale Transitorio libico (CNT) hanno stabilito ripetuti contatti con l’obiettivo comune di identificare le condizioni per una celere e completa ripresa delle attività di Eni nel Paese e di porre in essere quanto necessario per il riavvio del gasdotto GreenStream, che trasporta gas dalla costa libica a quella italiana. Sulla base di tali contatti, è stato definito il recovery plan e sono iniziate le attività presso le varie installazioni produttive in stretta collaborazione con il management della compagnia di stato libica NOC. La società di San Donato Milanese e le controparti libiche hanno ribadito l’efficacia degli accordi petroliferi in essere. 

 

L’outlook sul 2011 risulta quindi influenzato non solo dallo scenario libico ma anche, a detta di Eni, dai segnali di rallentamento della crescita economica che, in particolare nei Paesi Ocse, frenano le decisioni di investimento e i consumi. Il gruppo del Cane a sei zampe prevede la prosecuzione dell’attuale fase depressa del mercato europeo del gas “dove la redditività degli operatori è penalizzata dal permanere di spread negativi tra i prezzi spot del gas”. I margini di raffinazione sono attesi permanere su livelli non remunerativi “a causa dei fattori di debolezza strutturale dell’industria (domanda stagnante ed eccesso di capacità) e dell’elevato costo della carica e delle utility energetiche”. La produzione 2011 allo scenario di prezzo di 111 dollari/barile è prevista in flessione rispetto al 2010 (1,815 milioni di boe/giorno nel 2010 a 80 dollari/barile) a causa della perdita di volumi connessa alla temporanea interruzione della maggior parte delle attività Eni in Libia. Le vendite di prodotti petroliferi rete in Italia e resto d’Europa sono previste in lieve flessione rispetto al 2010 (11,73 milioni di tonnellate nel 2010) a causa della riduzione dei consumi di carburanti.

 

Eni ha inoltre diffuso questa mattina la notizia che la scoperta di gas effettuata nel prospetto esplorativo Mamba Sud 1, nell’Area 4 dell’offshore del Mozambico, è di circa il 50% più grande rispetto a quanto annunciato lo scorso 20 ottobre. Il gruppo è operatore dell’Area 4 con una partecipazione del 70% mentre le altre società presenti nell’Area sono Galp Energia (10%), KOGAS (10%) e ENH (10%, portata in fase esplorativa). Eni ritiene che l’area di Mamba Sud possa contenere un potenziale fino a 637,5 miliardi di metri cubi (22,5 tcf) di gas in posto.

 

La  trimestrale e le buone nuove dallo stato africano hanno messo le ali al titolo Eni a Piazza Affari. Sul Ftse Mib la società di San Donato, a circa metà giornata, segna un rialzo del 3,55% a quota 16,62.