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Eni: presentata la dodicesima edizione della World Oil and Gas Review

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Eni presenta la dodicesima edizione della World Oil and Gas Review, la rassegna statistica annuale sul mercato mondiale dell’olio e del gas e sul sistema di raffinazione. Lo rende noto il Cane a sei zampe in un comunicato, in cui spiega che le riserve di petrolio e di gas continuano a crescere, confermando la capacità degli operatori di sostituire le riserve messe in produzione e di trovarne di nuove: confrontando le riserve del 1995 con quelle del 2012 si nota un incremento prossimo al 40%. Nell’ultimo anno, però, a fronte di un aumento del 2% delle riserve petrolifere, sono rimaste pressoché stabili quelle di gas (+0,4%).

La produzione mondiale di petrolio ha registrato nel 2012 l’incremento (+2,9%) più alto degli ultimi anni, grazie al recupero dell’output della Libia e al record produttivo dell’Arabia Saudita che ha spinto la produzione ai massimi storici per compensare gli ammanchi di altri paesi, in primis dell’Iran. Da rimarcare la crescita della produzione USA, salita del 12% in un solo anno per il forte sviluppo del tight oil. Anche grazie al gas associato alla produzione di tight oil, gli Usa diventano i primi produttori di gas al mondo, superando la Russia. Il consumo globale di petrolio nel 2012 è aumentato (+1%): la crescita si concentra nei paesi emergenti, i cui consumi sono in continuo aumento, al contrario dei paesi industrializzati che presentano negli ultimi anni un trend negativo. Maggiore la crescita dei consumi mondiali di gas (+2,3%), trainati dalla domanda delle economie emergenti e dalla competitività di prezzo dello shale gas negli Stati Uniti.

Il quadro del mercato del gas, così abbondante in Nord America, evidenzia situazioni di tensione in altre regioni: infatti per la prima volta in 40 anni, le quantità scambiate di GNL si sono ridotte, a causa di problemi nel supply in alcuni paesi esportatori e del limitato avvio di nuovi impianti.

Prosegue a livello globale il trend di crescita della capacità di raffinazione, grazie agli investimenti nell’area dell’Asia e Pacifico che conferma il suo ruolo di principale polo della raffinazione mondiale. Nonostante le numerose chiusure di impianti, persiste la situazione di eccesso di capacità della raffinazione europea, amplificato da un contesto di domanda in riduzione. Al contrario, la raffinazione USA beneficia del rinascimento dell’upstream americano (tight oil e shale gas).