Eni poco mossa sui rumor di un ingresso in Repsol

Inviato da Carlotta Scozzari il Mer, 20/06/2007 - 13:27
Quotazione: ENI
Dopo il balzo dell'1,88% fatto segnare al termine della seduta di ieri, grazie alle tensioni sui prezzi del greggio, che hanno avuto ripercussioni positive sull'andamento dei titoli petroliferi, il titolo Eni questa mattina viaggia senza verve sulla Piazza azionaria milanese, facendo registrare un leggero rialzo dello 0,22% e attestandosi a quota 27,17 euro. Il mercato sembra quindi non dare più di tanto credito alle voci che si sono rincorse questa mattina e che sarebbero state rilanciate da un sito web spagnolo, secondo cui il gruppo italiano del Cane a sei zampe avrebbe acquistato una partecipazione nella "rivale", Repsol. Quest'ultima azione intanto alla Borsa di Madrid fa registrare un deciso progresso dell'1,85%, collocandosi a quota 29,13 euro. Finanza.com ha contattato un portavoce di Eni, che ha fatto sapere che è prassi della società non commentare le indiscrezioni.
 
Da ricordare che, sulla base dei dati disponibili e relativi al mese di maggio del 2007, l'azionariato del gruppo "oil" spagnolo risulta controllato per il 61% dal mercato (flottante) e per il restante 39% da una serie di azionisti ritenuti "stabili": il gruppo immobiliare Sacyr-Vallehermoso (20%), il gruppo finanziario La Caixa (9,1%), il veicolo finanziario del gruppo petrolifero Pemex, Pemex repcom lux (4,9%), e Repinves (5%). In merito a quest'ultimo azionista va segnalato che è controllato da Caixa holding, che risulta quindi in possesso di un 3,4% di Repsol, mentre a Caja de Cataluña holding, altro azionista di Repinves, fa capo invece una quota dell'1,63%.
 
Tornando a Eni, tra le notizie di rilievo, va segnalato che ieri a Roma l'amministratore delegato, Paolo Scaroni, ha incontrato il primo vice premier della Federazione Russa, nonché presidente di Gazprom, Dimitry Medvedev, in visita in Italia. Il tema al centro dell'incontro dovrebbe essere stata l'opzione in mano al colosso russo per rilevare la quota pari al 20% della società italiana in Gazprom Neft. Tuttavia, secondo quanto recentemente dichiarato dalla stessa Gazprom, nel 2007 l'opzione non dovrebbe essere esercitata, a causa di carenza di fondi.
 
A inchiodare le quotazioni del titolo del Cane a sei zampe a Piazza Affari potrebbe essere il calo del prezzo del petrolio a Londra, che in mattinata si è allontanato sempre più dal massimo di dieci mesi messo a segno sopra quota sopra 72 dollari al barile, sull'onda della notizia che lo sciopero generale in Nigeria fino ad ora non è riuscito, come era invece nel suo intento, a interrompere i rifornimenti di greggio. Tuttavia, nel pomeriggio sono attesi i dati relativi alle scorte di prodotti petroliferi statunitensi, che potrebbero fare muovere ulteriormente le quotazioni dell'oro nero, riflettendosi indirettamente anche sull'andamento di Eni in Borsa.
 
Nel tardo pomeriggio italiano il Dipartimento dell'Energia Usa ha reso noto che le scorte settimanali di petrolio al 15 giugno negli Stati Uniti hanno fatto registrare un incremento di 6,9 milioni di barili, fino a quota 349,3 milioni e rispetto ai 347,1 milioni dello scorso anno. Gli stock di benzina invece sono cresciuti di 1,8 milioni di barili, a 203,3 milioni e contro i 213,4 milioni dello scorso anno, mentre quelli di distillati sono aumentati di 100 mila barili, fino a 122,7 milioni, rispetto ai 124,5 di un anno fa.
 
Eni, sempre nel pomeriggio, ha diffuso i dati della settima edizione della World Oil and Gas Review, secondo cui, nel corso del 2006, la domanda petrolifera è cresciuta di 0,7 milioni di barili/giorno, sostenuta esclusivamente dall'area non Ocse (+1,1 milioni di barili/giorno), "poiché nei Paesi industrializzati il prezzo elevato del greggio e gli ultimi mesi dell'anno particolarmente miti hanno ridotto il consumo di petrolio di oltre  400 mila barili/giorno". Sempre stando alla rassegna statistica mondiale realizzata dal Cane a sei zampe su produzione, riserve, consumi, esportazioni e importazioni di petrolio e di gas naturale, la produzione mondiale di petrolio, nel 2006, ha fatto segnare il minor tasso di crescita dal 2002 (+0,7 milioni di barili/giorno), mentre la produzione dell'Ocse è scesa ulteriormente dal livello minimo raggiunto nel 2005, toccando quota 20 milioni di barili/giorno. La produzione non Opec, come si apprende dalla World Oil and Gas Review, non ha manifestato la crescita attesa, principalmente per cause tecnico-geologiche e ambientali: l'inatteso incremento del tasso di sfruttamento dei campi produttivi, le prolungate ripercussioni sul sistema produttivo delle calamità naturali verificatesi nel 2005, il ritardo della messa in produzione dei nuovi progetti, il mancato raggiungimento del picco produttivo nei tempi previsti. La produzione di petrolio dell'Opec nel 2006 è salita a 34,4 milioni di barili/giorno, "unicamente per l'aumento della produzione dei liquidi di gas naturale, data la stabilità della produzione di greggio".
 
A Piazza Affari intanto il titolo Eni ha archiviato la seduta del 20 giugno con un calo dello 0,52%, a quota 26,97 euro.
 
(News aggiornata alle ore 18.00)

 
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