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Eni: il petrolio del futuro dalle sabbie bituminose

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Eni cerca petrolio tra le sabbie bituminose del Congo. Lo sfruttamento di giacimenti di petrolio “non convenzionali”, tra i quali le sabbie bituminose presenti in varie aree geografiche del mondo, appare come una delle strade più praticabili per ridurre la dipendenza energetica dell’Occidente dall’oro nero Mediorientale. Fino ad ora, tuttavia, i costi di produzione troppo elevati in confronto con la produzione di energia da altre fonti, avevano impedito un loro utilizzo economico. La corsa dei prezzi del greggio ha tuttavia modificato lo scenario, insieme con una tecnologia che rende oggi più economico lo sfruttamento.


Le riserve disponibili in questi giacimenti “a cielo aperto” sono ingenti e lo sa bene Eni che ha appena firmato un accordo con il Congo, dove già la compagnia petrolifera italiana estrae circa 80.000 barili al giorno, per lo sfruttamento di un’area di 1.790 chilometri quadrati a Cikatanga. Secondo le stime, effettuate in base a rilevamenti su un area limitata a 100 chilometri quadrati, le riserve dovrebbero aggirarsi tra 0,5 e 2,5 miliardi di barili, livelli che permetterebbero un balzo in avanti per Eni che attualmente, tra gas e greggio può contare su 7 miliardi di barili di riserve.

Le sabbie bituminose sono composte da argilla, sabbia, fango, acqua e bitume, quest’ultimo contenente idrocarburi pesanti dal quale possono essere ricavati diversi prodotti tra i quali petrolio e gas metano. I giacimenti possono trovarsi a cielo aperto o in strati profondi del terreno. Nel primo caso lo sfruttamento è più semplice e il materiale viene prelevato e trasportato con macchine da movimento terra, nel secondo caso è necessara la costruzione di pozzi di estrazione.


“L’apertura di questo nuovo fronte sugli oli non convenzionali in Africa è una nuova frontiera” ha commentato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, in conferenza stampa. “Anche la Russia ha questo tpo di potenzialità, ma ha altri interessi. Questo tipo di ricerca avviene invece in Canada e in Venezuela”. Proprio questi ultimi due Paesi sono finora quelli che hanno sfruttato maggiormente i giacimenti di sabbie bituminose presenti nella regione dell’Alberta e in quella dell’Orinoco. I costi di produzione si aggirano rispettivamente sui 50-60 dollari al barile e sui 15 circa.


L’accordo firmato da Scaroni e e dal ministro dell’Energia della Repubblica del Congo, Bruno Itoua, prevede una prima fase di ricerche della durata di tre anni con possibile rinnovo per ulteriori quattro. Per quanto riguarda la commercializzazione, le sabbie bituminose verranno inviate all’Eni di Taranto per essere raffinate, in attesa della costruzione di un impianto nel vicino porto (70 chilometri dall’area) di Punta Nera.


“Fra un anno Eni potrà parlare di riserve in modo più sicuro, ma siamo fiduciosi” è stata la dichiarazione del vice-direttore della divisione E&P di Eni, Claudio Descalzi. La previsione è di arrivare, nel giro di sei anni, a produrre 40.000 barili di petrolio al giorno.