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Eni: niente panico in Borsa dopo le indagini su Scaroni. Per Citi il problema è la debolezza nel gas

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Nessuna pioggia di downgrade e nemmeno il proseguimento dell’ondata di vendite, innescate ieri pomeriggio dalla notizia del coinvolgimento dell’Ad Paolo Scaroni nell’inchiesta sulle presunte tangenti di Saipem in Algeria. Tangenti quantificate dalla Procura di Milano in circa 200 milioni di euro per ottenere otto appalti da 13,6 miliardi di euro nel Paese nordafricano. Il colosso petrolifero e il suo Ad si sono dichiarati totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine. La notizia, sul finire della seduta di ieri, aveva inevitabilmente affossato il titolo che ha lasciato sul parterre quasi 5 punti percentuali. Oggi, però, Eni non soffre a Piazza Affari mostrando un rialzo di quasi 1 punto percentuale 17,45 euro.

In verità un downgrade è arrivato da Citigroup, che ha tagliato il giudizio sul gruppo di San Donato Milanese a neutral dal precedente buy. La decisione del broker Usa non è però legata ai recenti sviluppi sul caso Saipem in Algeria, ma alla capacità del colosso petrolifero di generare profitti. “Nonostante i business downstream e gas rappresentano solo il 25% delle attività di Eni – si legge nel report di Citi – pensiamo che la loro debolezza continuerà e rappresenterà un ostacolo alla profittabilità del gruppo“.

Entrambi i business hanno infatti sofferto negli ultimi 3-4 anni in scia alla debole domanda in Italia e in Europa. Per questo motivo Citi ha tagliato il giudizio su Eni a neutral, abbassando il target price a 17,5 euro da 20 euro e le stime di eps per il periodo 2013-2016 di circa l’11 perv cento. Il broker Usa ha però sottolineato i recenti successi esplorativi nel core business del Cane a sei zampe (esplorazione e produzione), che mantiene intatte le ambizioni di crescita.
 
Ubs invece non ha cambiato idea sulle prospettive del titolo Eni. Gli analisti della banca svizzera continuano a considerare il colosso petrolifero come un titolo “top pick” all’interno del settore oil & gas. Confermato quindi il giudizio d’acquisto (buy) e il target price a 21 euro. “Il numero di compagnie del comparto energetico coinvolte in questi problemi sta aumentando e potrebbe incoraggiare gli investitori a vendere in scia alle notizie (sell on news)”, scrivono gli esperti di Ubs secondo cui il problema si pone “qualora lunghe indagini potrebbero danneggiare la reputazione del gruppo o dell’amministratore delegato”.