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Eni, le scommesse vinte dal Mar Caspio al Golfo del Messico per affermarsi nella prima linea del mercato globale

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Eni sempre più internazionale in questa prima parte di 2017, nel corso della quale la major petrolifera italiana ha inanellato una serie di contratti monstre e joint venture con player di caratura internazionale che le hanno permesso di bissare record su record a livello globale.

A dispetto di un 2016 non facile, Eni ha saputo fronteggiare la sfida lanciata dal nuovo contesto globale con sapienza. Mentre alcune oil company internazionali hanno mostrato affanno nel dover necessariamente mantenere i propri business al di sopra dell’asticella della redditività, Eni è stata in grado di conservare una dinamica positiva sia a livello di business che di leva operativa.

Questa dinamica ha avuto chiaramente ricadute anche sui multipli aziendali e sulle valutazioni, su cui Eni ha mantenuto uno sconto relativo grazie agli ambiziosi target aziendali che prevedono il ritorno all’utile già nel 2017.

Come recentemente ricordato dall’Amministratore delegato Claudio Descalzi, al centro della forza di Eni vi è “la forte e consolidata capacità di execution, qualità su sui l’azienda ha sempre dimostrato di poter contare, in particolar modo per quanto riguarda le attività estere”.

 

Accordi monstre e sviluppo internazionale: le specificità di Eni dal Mar Caspio al Golfo del Messico

È all’estero che Eni guarda per far leva sulle prospettive future, sia per quanto riguarda la produzione che per quanto concerne l’upstream e le energie rinnovabili. È qui che risiede il segreto di Eni: concentrarsi su aree esplorative di nicchia dove gli altri non puntano più, per poi capitalizzare su eventuali scoperte mediante la successiva vendita degli asset. Fra gli esempi calzanti al riguardo: la serie di accordi strategici di cooperazione siglati in Kazakhstan e Messico nel mese di giugno.

Eni ha firmato una serie di accordi strategici di cooperazione negli ambiti upstream e energie rinnovabili in Kazakhstan. Un accordo che rinnova le condizioni per il trasferimento a Eni del 50% dei diritti di sfruttamento del sottosuolo per la ricerca e la produzione di idrocarburi nel blocco di Isatay, situato nelle acque kazake del Mar Caspio.

L’opportunità per siglare l’accordo si è presentata in occasione del Foreign Investor Council (FIC) di Astana, nel quale è avvenuto l’incontro bilaterale fra l’amministratore delegato di JSC KazMunayGas (KMG), Sauat Mynbayev, e quello di Eni, Claudio Descalzi.

Saranno ancora una volta le tecnologie proprietarie a fare di Eni “la leader nell’esplorazione e con una esperienza consolidata in aree sfidanti dal punto di vista tecnico e ambientale come quella del bacino del Caspio”. Le operazioni della joint company inizieranno una volta completato il trasferimento del 50% di interesse nella Licenza, previa approvazione della transazione da parte della Repubblica del Kazakhstan.

Dal Mar Caspio al Golfo del Messico, dove Eni gioca la partita dell’offshore. L’azienda italiana si è aggiudicata 3 delle 10 aree offshore assegnate dalla Commissione Nazionale degli Idrocarburi (CNH) nel bacino di Sureste, nel Golfo del Messico. Questo risultato permette ad Eni di ampliare ulteriormente la propria presenza “in un mercato che solo con la riforma energetica del 2014 si è aperto ad investimenti stranieri, e che ha un grande potenziale di crescita”.

 

Indonesia, una scommessa vinta

Sul fronte indonesiano il contratto di fornitura a lungo termine i GNL firmato con PT Pertamina (PERSERO) nel giugno 2015 procede spedito grazie alla prima spedizione di gas naturale liquefatto (GNL) prodotto dal campo di Jangkrik, nelle acque profonde dell’Indonesia.

Eni aveva avviato la produzione di Jangkrik a maggio 2017, in anticipo rispetto a quanto previsto. Il gas prodotto, dopo essere stato trattato a bordo della FPU ‘Jangkrik’, viene inviato ad un impianto di ricezione a terra per poi raggiungere, attraverso il sistema di trasporto dell’isola di East Kalimantan, l’impianto di liquefazione di Bontang.

“Jangkrik è un progetto sviluppato con un eccellente time-to-market, in anticipo rispetto a quanto annunciato, che sfrutta le sinergie con l’esistente terminale di Bontang e con altre scoperte a gas limitrofe. Queste potranno essere messe in produzione inserendole nella catena del valore già esistente”, ha dichiarato il numero uno dell’azienda Claudio Descalzi.

Le strategie disegnata dall’Ad Claudio Descalzi, ingegnere petrolifero che per sei anni ha guidato la divisione E&P di Eni, hanno fornito la sterzata decisiva di cui la compagnia di San Donato aveva bisogno per valorizzare le nuove attività esplorative. Una scommessa finora vincente, che ha permesso ad Eni di mettere in luce le peculiarità che la differenziano dalle altre major.

https://www.youtube.com/watch?v=wvVUYGnrWbE