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Eni: impatto Libia sarà compensato da rialzo petrolio. Snam: Terna smentisce ipotesi fusione

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L’Eni vuole riprendersi la Libia al più presto. E’ questo l’obiettivo del colosso italiano, come di recente indicato dall’Ad Paolo Scaroni nel corso di un’audizione alla Commissione attività produttive della Camera. Il top manager ha assicurato che gli asset del Paese nordafricano sono integri e che l’Eni è pronta a riprendere la produzione non appena le condizioni di sicurezza saranno ripristinate. Stando alle ultime stime fornite dal management, le produzioni giornaliere del Cane a sei zampe in Libia sono passate dai 280 mila barili al giorno pre crisi ai 50 mila barili attuali. Il mercato ha cominciato quindi a ragionare su queste cifre, arrivando ad una conclusione sostanzialmente unanime: l’impatto libico sarà compensato dalla fiammata del prezzo del petrolio, tornato sui livelli degli ultimi 30 mesi.


Questa mattina Eni è finita sotto la lente di Equita. La sim milanese, in una nota raccolta da Finanza.com, ha incorporato nelle proprie stime gli impatti attesi dagli eventi libici, ipotizzando che penalizzeranno la produzione del Cane a sei zampe per il resto del 2011. “Abbiamo incorporato un impatto negativo sulla produzione 2011 di 10 punti percentuali e rivisto lo scenario di oil price a 100 dollari da 90 dollari al barile”, spiega il broker sottolineando però che l’impatto complessivo sull’utile del gruppo “è modesto così come quello sulla valutazione”. Equita ha infatti tagliato di poco il target price di Eni a 21,6 da 21,9 euro, confermando la raccomandazione d’acquisto (buy).

Per quanto riguarda il primo trimestre 2011, parzialmente impattato dagli eventi in Libia, “ci aspettiamo un utile intorno ai 2 miliardi di euro (+10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e un Ebit di 4,9 miliardi (+13%) guidato dall’Ebit relativo alla divisione E&P (+27% a 4 miliardi di euro) grazie allo scenario di oil price che compensa il calo di produzione (atteso -8,6%)”. Sempre per i primi tre mesi dell’anno, Equita prevede un debole scenario per il segmento R&M (-130 milioni), sotto i livelli del primo trimestre 2010 a causa dei deboli margini sul marketing. In flessione anche “l’Ebit della G&P a circa 1 miliardo, -24% rispetto ad un anno ma in crescita del 23% sul trimestre precedente”.


Nel frattempo non si sono placate le indiscrezioni sulla controllata Snam Rete Gas. Nonostante Carlo Malacarne, Ad di Snam, abbia dichiarato ieri che un’eventuale fusione con Terna non rientra nelle strategie del gruppo, questa mattina sono tornate alla ribalta le voci in questa direzione. Secondo La Repubblica, Snam, Terna, la Cassa Depositi e Prestiti e il ministero dell’Economia starebbero lavorando ad un progetto per la creazione di un leader nel settore delle reti da 21 miliardi di euro attraverso la fusione tra Snam e Terna. Lo scoglio riguarda la capitalizzazione di Snam, di circa 14 miliardi, contro i 7 miliardi di Terna, che renderebbe difficoltosa l’operazione.


Terna, secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro, avrebbe dato incarico agli advisors di studiare una fusione per incorporazione e, vista la differenza dimensionale tra le due società, allo studio vi sarebbero un aumento di capitale di Terna o la cessione di Italgas da parte di Snam. Ma la società delle reti elettriche, contattata da questa testata, ha smentito categoricamente l’ipotesi di fusione con Snam Rete Gas.


Intermonte non vede vantaggi industriali in una fusione Snam-Terna, “mentre crediamo che il passaggio del controllo di Snam da Eni alla CdP (sul modello utilizzato per Terna) avrebbe una logica a livello di sistema”. Se questo tipo di progetto andasse in porto, Intermonte ritiene che “il maggiore beneficiario risulterebbe l’Eni”. Il colosso petrolifero, infatti, potrebbe liberarsi del debito della controllata e trovarsi in una situazione ideale per riprendere una campagna di acquisizioni. Tutti questi rumors hanno fatto tornare l’appeal speculativo sul titolo Snam, che a Piazza Affari resiste alle vendite strappando un +0,15% a 4,076 euro.