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Eni alza il sipario sul piano strategico, +3% la produzione annua al 2014. Libia permettendo

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Eni alza il velo sul piano strategico 2011-2014. Il focus del Cane a sei zampe sarà incentrato sulla crescita della produzione di idrocarburi, sulla ripresa del business gas e sul programma di riduzione dei costi mirato al recupero di profittabilità nella divisione Refining. Sono queste le chiavi del futuro del colosso petrolifero, senza dimenticare la delicata situazione in Libia. La priorità dell’Eni, si legge nelle slide del piano strategico, è la sicurezza dei propri dipendenti ancora impegnati nel Paese nordafricano. Ma nel piano targato Eni, Tripoli avrà un contributo limitato alla crescita del gruppo di San Donato Milanese visto che nei prossimi anni “non è previsto l’avvio di progetti importanti”. Scaroni ha spiegato che l’impatto negativo della crisi libica su produzione e costi di approvvigionamento sarà completamente compensato dall’aumento del prezzo del petrolio e dai pre-pagamenti inferiori dei contratti gas take-or-pay.


Passando ai numeri, Eni ha confermato la propria strategia di crescita della produzione di idrocarburi con un tasso di incremento medio annuo (Cagr) di oltre il 3% nel periodo 2011-2014, assumendo un prezzo medio oil di 70 dollari al barile. Un target migliore di quello precedentemente indicato (+2,5%), ma raggiungibile “solo se la sospensione di alcune produzioni libiche sarà limitata”. La strategia di crescita sarà possibile grazie al significativo contributo proveniente da quattro aree chiave: Iraq, Venezuela, Angola e Russia. In sostanza, nel 2014 la produzione di idrocarburi raggiungerà un livello superiore ai 2,05 milioni di barili al giorno rispetto agli 1,81 milioni dell’esercizio appena terminato. Una crescita che sarà garantita dall’incremento produttivo dei giants in Venezuela, dai nuovi progetti previsti in avvio dopo il 2014 e dalla posizione strategica che il gruppo sta costruendo nel gas non convenzionale, anche grazie al MoU siglato con PetroChina.

Dall’oil al gas, dove Eni si aspetta nel prossimo quadriennio una ripresa dei consumi nel Vecchio Continente, nonché da un rapido incremento della domanda nei mercati emergenti. Il gruppo guidato da Paolo Scaroni prevede nel periodo 2011-2014 di aumentare le vendite di gas in Italia e nei Paesi europei ad un tasso medio annuo del 5%. L’Ebitda adjusted di questa business unit raggiungerà entro il 2014 i 4,2 miliardi di euro, in linea con il risultato del 2009 se si considera l’impatto della vendita programmata di alcuni gasdotti internazionali. Le prime partecipazioni ad essere cedute saranno probabilmente il 49% detenuto nel gasdotto Tenp e il 46% posseduto nel gasdotto Transitgas. Due cessioni che rientrano negli impegni presi lo scorso anno con la Commissione Europea. Le due dismissioni dovrebbero portare nelle casse di San Donato circa 1,5 miliardi di euro. Per quanto riguarda Snam Rete Gas “se trovassimo un’opportunità per creare valore aggiunto, con un premio rispetto al valore di mercato e con un compratore gradito al Governo, potremmo considerare la vendita. Se queste condizioni non si verificassero terremo l’investimento”.
 
Per quanto riguarda la cessione del 33% detenuta da Eni nella portoghese Galp, l’Eni non ha “nessuna fretta”. Parola di Paolo Scaroni che ha ribadito come l’investimento nella compagnia portoghese sia stato “fenomenale e ci aspettiamo che continuerà a portare buoni risultati agli azionisti”. In effetti, dal 2000 la partecipazione in Galp ha generato per Eni un ritorno di circa 1 miliardo di euro. Un altro obiettivo principale del colosso pubblico è rappresentato dal recupero della profittabilità nella divisione Refining attraverso un incremento dell’efficienza operativa, “che consentirà di ridurre i costi fissi di 200 milioni di euro nel 2014”. Il target al 2014 per la divisione R&M è presto detto: centrare un Ebit di 200 milioni di euro.


Gli investimenti complessivi del periodo saranno di 53,3 miliardi di euro. Oltre il 70% verrà destinato alle attività upstream, in particolare allo sviluppo di progetti quali Zubair, Junin 5, Perla, Goliat e il Blocco 15/06 in Angola, “che sosteranno la crescita produttiva nell’arco del piano”. Il gruppo di San Donato Milanese ha poi rilanciato gli obiettivi di riduzione dei costi. “Nel quadriennio verranno realizzati 1,7 miliardi di euro di saving che, sommati ai risultati conseguiti dal 2006 ad oggi, portano ad un risparmio totale di 4,1 miliardi di euro”. Infine spazio al capitolo dividendo: con l’assunzione di un prezzo del petrolio a 70 dollari al barile, la cedola (1 euro nel 2010) crescerà a partire da quest’anno “in linea con l’inflazione Ocse”.