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Eni alla conquista dell’Alaska. Cheuvreux scommette su closing Galp entro l’anno

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Dall’Iran all’Alaska il passo è breve a San Donato. Eni ha avviato la produzione del campo di Nikaitchuq, situato nell’offshore dell’Alaska, nell’area del North Slope, in una profondità d’acqua di circa 3 metri. Nikaitchuq (Eni 100%) sarà il primo campo operato messo in produzione dalla compagnia di San Donato nelle regioni artiche, con riserve recuperabili stimate in 220 milioni di barili, che produrrà per oltre 30 anni con un picco di 28.000 barili di olio giornalieri. Il progetto di sviluppo prevede la perforazione di 52 pozzi, di cui 22 onshore e 30 offshore, questi ultimi perforati da un’isola artificiale. Le infrastrutture per il trattamento degli idrocarburi sono state completate e 12 dei pozzi onshore già perforati. La campagna di perforazione terminerà entro il 2014.
 
Nello sviluppo del campo di Nikaitchuq Eni ha adottato tecnologie volte a minimizzare l’impatto sull’ecosistema artico: azzeramento della combustione di gas associato (flaring), utilizzo di oleodotti a doppia parete, installazione di sistemi di contenimento di fuoriuscite accidentali di fluidi in tutti i moduli, turbine a basso livello di emissioni. Il sistema di trattamento ha una capacità massima di 40.000 barili di olio al giorno e 120.000 barili al giorno di acqua. Queste infrastrutture consentiranno a Eni di commercializzare la propria produzione attraverso la Trans-Alaska oil pipeline senza necessità di ulteriori trattamenti.


Passa così in secondo piano l’affaire Galp. Le trattative per la cessione del 33,4% del gruppo portoghese ai brasiliani di Petrobas sono sfociate in un nulla di fatto. I negoziati sono saltati lunedì a causa di un disallineamento valutativo della quota oggetto di vendita. La notizia non è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Da giorni circolavano indiscrezioni su chiare difficoltà relative al valore della partecipazione: Petrobras si era detta pronta a offrire tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro, mentre la richiesta dell’Eni era nella forbice tra i 4 e i 4,5 miliardi. Entrambi i due contendenti hanno battuto i piedi. E così a San Donato la ricerca di un valido compratore continua.

In Borsa c’è chi osserva che Galp è stato comunque finora un buon investimento per Eni: dal 2000 ha generato un ritorno economico di 1 miliardi, escludendo la rivalutazione della partecipazione che supera i 3 miliardi e un dividend yield dell’1,3%. Dal canto suo l’ad del gruppo, Paolo Scaroni, lo ha detto a chiare lettere: non c’è alcuna fretta di vendere la partecipazione. “Lo faremo – ha aggiunto Scaroni – se e quando ci verrà fatta un’offerta che giudicheremo congrua. Le discussioni con Petrobras sono terminate perché non abbiamo trovato una convergenza sugli elementi essenziali della possibile transazione. Comunque – ha concluso – stiamo continuando a valutare una serie di altre opportunità per la nostra quota nella società portoghese”.


“Pensiamo che Eni concretizzerà la cessione di Galp entro il 2011”, è l’idea degli analisti di Cheuvreux, ricordando che al di là delle dichiarazioni di facciata Eni non ha alcuna intenzione di mantenersi in casa una quota di minoranza di una società quotata per troppo tempo. Secondo il broker la soluzione migliore è rappresentata dalla cessione del 33,3% di Galp in blocco unico. “Una dismissione di questo tipo sarebbe benedetta dal governo portoghese, che possiede l’8% di Galp”, osservano alla banca francese. Sulla questione valorizzazione gli analisti sono convinti che sia difficile che Eni decida di vendere la quota in suo possesso a un prezzo inferiore al valore di mercato. “Pur trattandosi di una quota di minoranza, incorpora dei diritti di corporate governance quali due membri del board e la possibilità di nominare i chief directors. Pertanto Eni richiede un premio”, spiegano.


“Ci aspettiamo un deal positivo che permetterà di accrescere la visibilità sul fronte dividendo e che ridurrà anche il debito da 24,5 miliardi di euro a 20,6 miliardi entro la fine del 2011 agli attuali valori di mercato – conclude il broker – il target di produzione molto allettante suona strategico, la bassa esposizione al refining, le forti alleanze con paesi produttori chiave di petrolio e gas, continueranno a sostenere i dividendi e lo yield al 5,6% nel 2011”. Ce n’è abbastanza per alzare il target price del 4% a 19 euro. Confermato il giudizio outperform. Il titolo Eni in questo momento fa orecchie di mercante: scivola sotto la linea della parità in flessione dello 0,33% a 18,13 euro.