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Enertad: non arriva la cessione, sale il nervosismo tra banche e Agarini

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Natale 2005 non ha portato l’atteso regalo alle banche creditrici del gruppo guidato da Luigi Agarini, ovvero la cessione della quota di maggioranza di Enertad (51,6% in mano alle finanziarie Tadfin spa e Fintad International) necessaria per rientrare del pesante indebitamento che affligge l’imprenditore di origini livornesi con interessi anche in altri settori. Secondo quanto risulta a Finanza.com, ad un anno dall’affidamento del mandato di vendita a Poli & associati non sarebbe stato fatto nessun passo sostanziale verso la cessione, e il malumore delle maggiori banche creditrici sarebbe alto. Talmente alto che Banca Intesa, Ubm, Efibanca, Popolare Milano, Banca di Roma e Bipop-Carire, che hanno in pegno le quote di Agarini, non vorrebbero più rinnovare la convenzione di moratoria sul debito, concessa per dare modo a Poli di trovare con tutta calma un compratore. Gli istituti, secondo quanto si apprende, contesterebbero ad Agarini anche le ingerenze e le prese di posizioni autonome nella ricerca di un compratore, che avrebbero limitato di fatto il raggio d’azione di Poli (che agiva anche in favore delle banche) mettendogli bastoni tra le ruote. Una situazione sempre più confusa, che alcuni istituti vorrebbero sbrogliare decidendo di esercitare anche il diritto di voto sulle azioni in pegno nella prossima assemblea, per tutelare al meglio i loro interessi.
La contingenza non è semplice: a più riprese erano circolate voci circa la necessità di cedere il pacchetto di titoli Enertad ad un prezzo unitario non inferiore a tre euro. Un controvalore che avrebbe permesso di incassare una cifra vicina ai 160 milioni di euro, necessaria per abbattere i debiti delle finanziarie a monte della catena di controllo (Tadfin Participations Sa, E-Tad Tecnologie oltre a Tadfin spa e Fintad International Sa). Ma gli ultimi risultati di bilancio, chiusi con perdite ante imposte per 2,7 milioni di euro a causa della debolezza di alcuni settori di attività (in special modo il trattamento dei rifiuti e delle acque, ma anche la siderurgia), potrebbero non rendere più possibile strappare questo prezzo.
Al momento i titoli sono scambiati intorno ai tre euro dopo aver toccato a settembre quota 3,5 euro, ma il gruppo ha bisogno di ulteriori iniezioni di liquidità (sembra 40 milioni di euro a breve, che si andrebbero a sommare ai 229 milioni di debiti netti al 30 settembre, ma la società ha escusso un credito di 35,7 milioni da Fintad international) per continuare nel suo piano di sviluppo, e in queste condizioni non sembra facile riuscire a reperire i fondi ulteriori fondi e i titoli ne soffrirebbero. Lo scorso novembre il cda, capitanato dall’ex manager Snam Salvatore Russo, nell’ottica di reperire fondi senza ricorrere agli istituti di credito ha dato mandato a Rothschild di cedere la divisione acciaio, ma al momento non si sa nulla delle eventuali offerte che potrebbero comunque arrivare nei primi giorni del prossimo anno.
Qualcuno si è fatto avanti per la società? Secondo quanto risulta a questa testata sarebbero giunte sul tavolo di Roberto Poli, al 15 dicembre, una quindicina di offerte non vincolanti, ma nessuna di queste valorizzerebbe i titoli Enertad almeno 3 euro. In pole position, secondo indiscrezioni attendibili circolate in ambienti finanziari, ci sarebbero due offerte: una è quella di Carlo De Benedetti, che attraverso Energia del gruppo Cir avrebbe messo sul piatto circa 2,8-2,9 euro per azione, valorizzando il pacchetto Agarini circa 140 milioni di euro, ai quali si dovrebbe aggiungere l’esborso per l’opa obbligatoria. L’altra è quella di Oxenbridge. Altre offerte sarebbero pervenute da Waste Italia-Daneco, Acea, Asm Brescia, Erg, la svizzera Atel, ma con valorizzazioni decisamente inferiori ai 3 euro. Un campanello d’allarme anche per i mercati, dove il prezzo sembra al momento non volersi allontanare da quel livello. Non è ancora chiaro cosa farà il secondo azionista Alerion, che ha il 17% circa delle quote dopo l’ultimo aumento di capitale. Difficile però che si possa proporre come acquirente, visto che è alle prese con l’onerosa ristrutturazione della controllata Reno De Medici.