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Enel: titolo in luce dopo stop centrali elettriche di Terna, la Borsa non guarda Porto Tolle

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Enel si mette in luce a Piazza Affari dove balza nelle prime posizioni del paniere principale con un rialzo di circa 1 punto percentuale a 4,70 euro. Il motivo è da trovare nella scelta delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato che avrebbero chiesto al Governo di rivedere l’estensione della concessione accordata a Terna a fine 2010, che dava alla società guidata da Flavio Cattaneo la possibilità di costruire e gestire centrali elettriche. La reazione del gruppo trasportatore di energia è stata molto dura a difesa della nuova concessione.


Terna ha costruito e ceduto 144 MW di capacità fotovoltaica nel primo trimestre 2011 con una plusvalenza di 206 milioni di euro e sta costruendo ulteriori 50 MW di capacità solare. La società, inoltre, ha appena annunciato 1 miliardo di euro di investimenti in attività no core, di cui buona parte potrebbero essere centrali di pompaggio e batterie che bisognerà verificare se potranno essere effettuati qualora la concessione venisse modificata. “Una modifica in senso restrittivo della concessione governativa che al momento autorizza Terna a costruire ed anche a gestire seppur temporaneamente centrali elettriche potrebbe avere un impatto negativo sul piano di investimenti del gruppo in attività non regolate”, segnalano gli analisti di Intermonte.

“La modifica della concessione sarebbe negativa per il titolo in quanto ridurrebbe le opzioni per investimenti non tradizionali, strategici per il gruppo per generare plusvalenze e extra dividendi, come avvenuto con Rete Rinnovabile (206 milioni di euro di capital gain e 2 centesimi di extra cedola)”, rincara la dose Equita. A Piazza Affari il titolo Terna si muove quindi sotto la parità lasciando sul parterre lo 0,10% a 3,36 euro.


Ma l’Enel è al centro di un altro tema caldo di giornata. Il Consiglio di Stato ha annunciato ieri di aver annullato il decreto che approvava la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, vicino a Rovigo. Il progetto del colosso guidato da Fulvio Conti, del valore di circa 2,5 miliardi di euro, prevede la realizzazione di tre sezioni alimentate a carbone e parzialmente a biomasse, per una potenza elettrica complessiva pari a 1,980 MW.


“La riconversione di Porto Tolle è un progetto da sempre contrastato per il quale, considerata la situazione di overcapacity del Paese, ci si è sempre interrogati sull’effettiva utilità-rendimento – spiega Equita nella nota odierna -, al punto da non essere nella nostra valutazione. Quindi la decisione non ha nessun impatto valutativo su Enel”. Da un punto di vista finanziario, la sim milanese ritiene invece che il ritardo o una cancellazione definitiva del progetto “possa in realtà portare benefici nel breve termine. Enel ha infatti inserito nel business plan 2011-2015 circa 2 miliardi di euro di investimenti associati alla riconversione dell’impianto che saranno quindi rimandati con conseguenti importanti benefici sulla struttura patrimoniale del gruppo e sulla generazione di cassa (visibilità sul dividendo).