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Elezioni Usa, Jakobsen: “Trump potrebbe finalmente mettere in moto il cambiamento”

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“Indossate l’elmetto”. Sintetizza con un’immagine di guerra la sua visione relativa al quarto trimestre Steen Jakobsen, capo degli analisti di Saxo Bank. “Andiamo verso un percorso accidentato – dice lo strategist – Ma è anche un percorso che eliminerà molte delle false premesse su cui è stato costruito questo mercato”. Ma a che cosa si riferisce esattamente lo strategist? “La Fed vuole ancora rialzi – risponde Jakobsen – mentre le principali antagoniste, ovvero la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone, stanno esaurendo le loro opzioni. Il che significa che si indebolisce il sostegno ai mercati. Inoltre recentemente abbiamo assistito al riconoscimento da parte dei responsabili delle politiche economiche non solo che il Quantitative Easing e il QQE non funzionano, ma anche che queste misure potrebbero alimentare la bolla del settore immobiliare e dei mercati”.
Stimoli fiscali ancora rimandati
Finalmente quindi si comincia a capire che è necessario qualcosa di diverso. Che non è qualcosa di nuovo. “Il mondo sogna ancora l’espansione fiscale per salvare sé stesso, che è lo stesso rimedio usato nel 2009 quando fu messo in moto questo insolito ciclo economico”, risponde Jakobsen. Ma c’è una precisazione da fare. Quasi tutti i governi sono a dieta in quanto a spesa, soprattutto per quanto riguarda le principali economie dell’occidente. In più Stati Uniti, Francia e Germania sono in campagna elettorale e normalmente, durante le elezioni e nei 100 giorni successivi, non succede nulla. “Di conseguenza, mentre sentiremo molto parlare di un maggiore stimolo fiscale e di come dovremmo investire nelle infrastrutture, la politica limiterà l’azione rimandandola al prossimo anno”, dice Jakobsen. Che aggiunge: “Ma il 2017 sembra un altro anno perso per la crescita, anche se ho la sensazione che alcuni stravolgimenti, possano mettere in moto quello che chiedo da anni, ovvero la necessità di un cambiamento”.
Effetto Trump
E questo cambiamento potrebbe arrivare già a novembre, e prendere le sembianze del candidato repubblicano Donald Trump, che potrà vincere o perdere le elezioni presidenziali americane, ma il cui sostegno popolare non potrà essere ignorato. “Ritengo che Trump sarà il prossimo Presidente Usa, non per quello che propone e non per quello che dice, ma perché è fortemente anti-establishment – dice Jakobsen – Se Trump andrà alla Casa Bianca non sarà per quello che rappresenta, ma per la profonda impopolarità della sua antagonista democratica Hillary Clinton, che rappresenta al 100% la terapia che ha reso molti americani più poveri”. “Sono del parere – aggiunge Jakobsen – che chiunque si candidi, in qualsiasi posto al mondo, basando la propria politica in chiave anti-establishment vincerà le elezioni, perché ne hanno tutti abbastanza della solita minestra riscaldata, che è quella che ci ha dato la peggiore diseguaglianza, la più bassa produttività, il controllo sui tassi di interesse e sull’inflazione, unito a una bassa volatilità”. In altre parole la rottura del contratto sociale potrebbe portare alla vittoria di Trump e scatenare la volatilità sui mercati. “Tuttavia, dalla distruzione estrema proviene il cambiamento ed è enorme la necessità di ridefinire le false premesse alla base del sistema”, conclude Jakobsen.