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Elezioni Usa:  Fed e Nafta sono due tra i temi più scottanti. Ma gli investitori (per ora) non sono preoccupati

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Contrariamente alle elezioni del 2012, dove il presidente Barack Obama si candidava per la rielezione, questa volta la corsa alla Casa Bianca rappresenta una vera sfida (senza esclusione di colpi) dall’esito quanto mai incerto tra il magnate immobiliare Donald Trump e l’ex first lady Hillary Rodham Clinton. Gli investitori pensano che le elezioni presidenziali americane possano avere un impatto rilevante sulle loro previsioni di mercato: da un sondaggio condotto da Morgan Stanley risulta che oltre il 70% degli intervistati si aspetta impatto significativi nei prossimi due anni. Il risultato di novembre può infatti influire sulla situazione economica, e quindi sulla crescita americana, e non solo. “Le prossime elezioni presidenziali Usa si giocano sul piano della diversità etnica, della complessità del collegio elettorale e sulla politica dell’immigrazione, ma soprattutto sul piano della crescita economica – conferma Nadège Dufossé, Head of Asset Allocation, Candriam Investors Group – D’altra parte, fin dagli albori della teoria economica keynesiana, Washington ha sempre influenzato l’evoluzione economica”.

S&P500 ai massimi

Nonostante ciò gli investitori sembrano per ora poco preoccupati dell’esito delle presidenziali dell’8 novembre. L’indice americano S&P500 è a un massimo storico grazie ai solidi risultati economici e a una minore probabilità di aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale americana dopo la Brexit. “La corsa elettorale promette tuttavia di diventare emozionante, dato che l’assenza del presidente in carica come candidato ha sempre portato incertezza – commenta Dufossé – Dal 1944, negli anni in cui il presidente in carica non compariva sulla scheda elettorale per la rielezione, l’S&P500 è crollato in media di oltre il 3% negli anni 1952, 1960, 1968, 1988, 2000, 2008. Negli altri anni, l’indice è aumentato in media di oltre l’11 per cento”.

I temi più controversi

Eppure qualche preoccupazione dovrebbero averla. La differenza tra i programmi dei due candidati questa volta è molto marcata. Entrambi sono protezionisti e vogliono rivedere gli accordi di libero scambio, ma Trump vuole far uscire gli Stati Uniti dall’accordo commerciale NAFTA con il Messico e il Canada e usare la scure sull’immigrazione. “Vuole anche sostituire la presidente della Fed Janet Yellen e vincolare la politica monetaria a regole fisse – dice Dufossé – Tali posizioni controverse, che non sono facilmente realizzabili nell’immediato, possono infatti aumentare l’incertezza. Per di più, il programma di Trump non è in linea con la classica agenda repubblicana, aperta ai lavoratori immigrati per ridurre il costo del lavoro e favorevole a Wall Street. Questo genera ulteriori perplessità, dal momento che non si può più propriamente parlare delle classiche convinzioni repubblicane del passato”, conclude lo strategist.