Elezioni Usa 2012: cosa succede a Wall Street se vince Obama o Romney?

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Mancano solo pochi giorni al prossimo 6 novembre, giorno  in cui si terranno le prossime elezioni Usa che decreteranno il futuro Presidente degli Stati Uniti. La data è cerchiata di rosso sul calendario non solo per i due candidati, Barack Obama per i democratici e Mitt Romney per i repubblicani, ma anche per i numerosi  investitori del mondo che impiegano le proprie risorse sul territorio a stelle e strisce. Le incognite circa la possibile vittoria di un esponente politico piuttosto che dell’altro sono numerose, così come confermano anche gli ultimi sondaggi. Le ultime proiezioni vedono Romney in vantaggio come numero di voti, Obama come grandi elettori a disposizione. La soglia da raggiungere per ottenere la maggioranza è di 270 grandi elettori sui 538 complessivi.
All’interno di questo contesto, particolarmente interessante è lo studio sugli effetti a Wall Street, ma non solo, effettuato dal team di analisti di Ig, Vincenzo Longo e Filippo Diodovich. La base di partenza dei due market stretegist sono stati ovviamente i programmi elettorali dei due candidati. Mentre Obama punta a rilanciare l’economia Usa tagliando fino a 500 miliardi di dollari di risorse destinate alla difesa e abbattendo il numero di disoccupati grazie alla creazione di posti di lavoro ottenuti con la spesa pubblica, per esempio gli 85 miliardi di dollari da investire nel settore dell’educazione dovrebbero creare 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro, lo sfidante repubblicano mira a ridare vigore alla congiuntura Usa aumentando le risorse destinate alla difese e tagliando la pressione fiscale delle aziende dal 35% al 25%, sul capital gain e sulle famiglie, che pagherebbero così un’imposta del 20%. Sebbene elementi molto importanti, potrebbe tuttavia essere il cambio di direzione della politica monetaria a influenzare maggiormente i mercati finanziari globali.
“Una possibile rielezione di Obama”, spiegano Diodovich e Longo, “porterebbe al mantenimento di una politica monetaria espansiva e al sostegno del mercato del lavoro con la spesa pubblica, con un’inevitabile incremento della pressione inflattiva nei prossimi mesi”. Le proiezioni di IG sono per un costo della vita che in 3/6 mesi potrebbe salire dall’attuale 2% annuo tendenziale al 2,5%-2,8%.
L’eventuale vittoria di Romney dovrebbe invece comportare una modifica nelle aspettative degli investitori sulle strategie monetarie della Federal Reserve. Il candidato repubblicano ha preso le distanze da Ben Bernanke nelle scorse settimane e una sua ascesa alla Casa Bianca potrebbe sfociare in una fuoriuscita anticipata del numero uno della Fed. Il suo mandato ha nel gennaio 2014 la sua scadenza naturale.
“Con Romney si potrebbe vedere l’ascesa di un economista più attento al controllo dell’inflazione e più incline a promuovere una politica monetaria maggiormente restrittiva”, ipotizzano i due analisti del broker inglese, evidenziando come “c iò potrebbe impattare pesantemente sulle aspettative inflattive, con la crescita dei prezzi che potrebbe rallentare notevolmente, attestandosi tra l’1,2-1,8% nel triennio 2014/2016”. Al momento tra i top candidati al trono della Fed ci sono Glenn Hubbard, John B. Taylor e Gregory Mankiw.
Ma al di là degli scenari macro di più ampio respiro, quali potrebbero essere gli effetti per gli indici di Wall Street da qui a fine anno? “Secondo le nostre proiezioni, l’elezione di Romney potrebbe spingere il Dow Jones in area 13.800 punti come effetto di un immediato adeguamento delle proiezioni degli utili scaturito dalla minor tassazione sulle aziende proposta dal candidato repubblicano” dichiara a riguardo Longo.
Lo stesso analista ha invece una visione meno rosea sull’indice Usa in caso di conferma alla Casa Bianca di Barack Obama. “Se alla presidenza dovesse rimanere l’esponente democratico, crediamo che il paniere potrebbe scivolare sui minimi del 2012 in area 12.000 punti”. Il perché? Oltre alla questione legata alla politica monetaria e alla pressione fiscale, non va dimenticato che “Obama si troverebbe da subito costretto ad affrontare le difficoltà dettate dall’avvio del Fiscal Cliff mentre Romney, fresco di nomina, potrebbe far slittare di 6 mesi l’adozione delle nuove misure”.
E a livello settoriale, quali sono i comparti che potrebbero avvantaggiarsi dalla vittoria di un candidato piuttosto che dell’altro? “Il diverso programma elettorale evidentemente genera aspettative diverse anche sul fronte societario”, sostengono all’unisono Diodovich e Longo, che con il successo di Obama vedono avvantaggiati “il comparto tecnologico, quello energetico e, in caso di un rallentamento delle attività manifatturiere Usa, di quello automobilistico”.
Romney invece dovrebbe fare da traino al comparto della difesa, “e questo si ripercuoterebbe positivamente anche sulle attività statunitensi di Finmeccanica che sul suolo Usa annovera oltre 11 mila dipendenti”, quello energetico ma soprattutto al comparto bancario.
“Il candidato repubblicano ha dichiarato che vuole rivedere radicalmente la Dodd-Frank, legge ritenuta troppo stringente per il sistema bancario”, ricorda Longo, secondo cui ad avvantaggiarsi in particolar modo sarebbero “Bank of America e JPMorgan Chase”.
Sul fronte delle commodity, Obama gioca a favore dell’oro “perché aspettative di inflazione più elevate potrebbero tradursi in nuovi picchi delle quotazioni del metallo pregiato dopo la discesa delle ultime sedute”, mentre con Romney “l’effetto congiunto di un incremento della produzione negli Usa e di un calo della domanda globale in scia al rallentamento congiunturale dovrebbe spingere al ribasso le quotazioni del Wti”, fanno sapere i due analisti di IG. Per il broker inglese, nei prossimi mesi si potrebbe assistere peraltro a nuovi record nel differenziale tra Wti e Brent, con il primo che potrebbe scivolare verso i 78 dollari al barile e il secondo balzare invece in area 115 dollari. 
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