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Elezioni Olanda, tiene il mercato dei bond in Eurozona. Amundi: conseguenze del voto

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Si apre oggi l’affollata agenda degli eventi politici cruciali previsti nel 2017 per l’Europa. Oggi, 15 marzo, è il giorno delle elezioni olandesi: un voto considerato importante, soprattutto per monitorare con quale forza stanno soffiando i venti del populismo nell’area. I rendimenti dei bond sono lievemente al ribasso, con i timori sull’esito del voto che sembrano prevalere, almeno al momento, sull’atteso rialzo dei tassi Usa in giornata.

I mercati hanno d’altronde già prezzato lo scenario Fed – anche se l’attenzione è rivolta soprattutto a quanto dirà il numero uno Janet Yellen, nella conferenza stampa in calendario alle 19.30 ora italiana -:gli investitori preferiscono rifugiarsi sui titoli di stato considerati più sicuri, guardando più che altro all’Europa. Nessun grande scossone sul mercato dei bond sovrani dell’Eurozona.

A beneficiare della maggiore avversione al rischio, sono tra l’altro proprio i bond olandesi a dieci anni, che vedono i loro rendimenti scendere fino allo 0,52% circa. In flessione anche i tassi a 10 anni sui Bund tedeschi, che si attestano allo 0,44%, dopo che i rumor sulla Bce e i dati sull’inflazione avevano scatenato un loro balzo fin oltre lo 0,50%.

I tassi a 10 anni dei bond sovrani francesi scendono all’1,08%, a fronte dello spread Francia-Germania che rimane stabile attorno ai 66 punti base. Il valore, di settembre ad appena 21 punti base.

Tornando alle elezioni in Olanda, si vota oggi nel paese fino alle 21 di sera per rinnovare i 150 seggi della Camera Bassa. Il confronto è soprattutto tra il premier uscente Mark Rutte e Geert Wilders, leader del partito PVV, noto per le sue posizioni estremiste contro l’euro e contro l’Islam. Alta l’affluenza, con 13 milioni di elettori attesi alle urne. L’emittente nazionale NOS ha riferito che verso le 10.30 ora italiana, l’affluenza era pari al 15%, il 2% superiore rispetto all’ultima elezione del 2012 per il rinnovo del Parlamento. Così ha tuonato Wilders, dopo aver votato.

“A prescindere da quello che sarà l’esito delle elezioni, il genio non ritornerà nella bottiglia e questa rivoluzione patriottica alla fine si concretizzerà, che sia oggi o domani”.

Rutte, che ha definito il voto olandese una partita ai quarti di finale, prima della semi-finale francese e la finale tedesca, ha avvertito che una vittoria di Wilders avrebbe conseguenze che andrebbero al di là dell’Olanda. Secondo gli ultimi sondaggi, il premier è in vantaggio su Wilders di tre punti percentuali, e starebbe beneficiando dei toni forti che ha usato con la Turchia del presidente turco Tayyip Erdogan, che ha accusato l’Olanda di comportarsi come i nazisti.

Il pericolo del trionfo del populismo in Olanda non è alto. Diversamente dalle elezioni presidenziali francesi e Usa, considerata la legge elettorale proporzionale vigente nel paese, non ci sarà nessun vincitore netto nelle elezioni olandesi.

Fino a 15 partiti potrebbero aggiundicarsi un seggio in Parlamento e nessuno di essi dovrebbe riuscire a ottenere il 20% dei voti.

Così Amundi commenta le elezioni olandesi e le possibili conseguenze sui mercati:

“Il 15 marzo l’Olanda, con la sua consultazione elettorale, darà il via a una serie di appuntamenti politici previsti per il 2017, tra cui, a fine marzo, l’attivazione del processo relativo alla Brexit, tra aprile e giugno il ciclo elettorale francese e a settembre le elezioni tedesche. Come in molti dei Paesi vicini, anche in Olanda negli ultimi anni hanno preso sempre più piede le tendenze euroscettiche di cui si è fatto portavoce soprattutto il partito PVV, e che di recente si sono rafforzate dopo la vittoria della Brexit e quella di Donald Trump. Tuttavia, dagli ultimi sondaggi sembrerebbe che il PVV raccolga un po’ meno consensi rispetto a inizio d’anno. Mentre a gennaio le proiezioni davano 30 seggi su un’assemblea di 150 deputati, i dati più recenti indicano solo 25 seggi o meno, e quindi il PVV potrebbe arrivare secondo. In ogni caso, il partito non dovrebbe essere alla guida del governo, che sarà probabilmente costituito da una coalizione dominata dai partiti tradizionali (l’Olanda è abituata a questo genere di coalizioni anche se questa volta potrebbe essere più ampia del solito)”.

Continua Amundi:

“Le elezioni in Olanda preoccupano molto meno gli investitori di quelle che si terranno a breve in Francia. Infatti, in un sistema elettorale proporzionale, il PVV non potrà conquistare la maggioranza anche se unirà le sue forze a quelle dei partiti euroscettici, e nessuno dei grandi partiti politici tradizionali sembra essere intenzionato a formare una coalizione con lui. Inoltre, non è possibile indire un referendum sull’appartenenza del Paese all’UE e alla zona Euro senza l’approvazione del Parlamento. Tuttavia, se il PVV dovesse ottenere un risultato superiore a quello previsto dagli ultimi sondaggi, potrebbero crescere i timori riguardo alla Francia (per molti osservatori sarebbe l’ennesima conferma della tendenza dei sondaggi a sottovalutare il voto di protesta)”.

Il populismo, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, potrebbe essere visto come una sorta di protagonista del Nuovo Ordine Mondiale e in tutta Europa i vari partiti euro-scettici potrebbero cavalcare l’onda di un eventuale ennesimo successo, a danno dell’euro e della stessa Unione europea.