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Elezioni in Spagna: “L’austerity di Rajoy non è un esempio da seguire. Troppe disuguaglianze freneranno la crescita”

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Gli occhi dell’Europa sono puntati su Madrid chiamata alle urne domenica per rinnovare il parlamento. Per gli analisti è un momento storico in quanto, come sottolinea in un report Barclays, “la politica del prossimo governo potrebbe determinare se le prospettive di crescita della Spagna si avvicinano all’Irlanda o piuttosto ai suoi vicini meridionali“. Con nessun partito che ha la probabilità di conquistare la maggioranza assoluta, non è chiaro se il prossimo esecutivo avrà il supporto parlamentare sufficiente per intraprendere le riforme in corso e il consolidamento fiscale. Anche se alleanze politiche sono possibili, in primis tra il centro Ciudadanos e il PP conservatore oppure il PSOE socialista, sicuramente sarà la fine del governo più filo Merkel d’Europa, quello dei Popolari che negli ultimi quattro anni hanno adottato politiche di austerità per contrastare la crisi del debito sovrano seguita alla recessione del 2008. Ora la questione catalana e la probabilità che il prossimo sarà un governo di coalizione potrebbero mettere in discussione il percorso intrapreso da Mariano Rajoy, un percorso peraltro molto criticato. Domandiamo a Christopher Dembik, economist di Saxo Bank qual è la sua analisi sull’economia spagnola alla vigilia della prova elettorale.
Quali sono i risultati del programma di austerity adottato dall’attuale governo?
L’austerità in Spagna non ha fornito un esempio da seguire. I due principali effetti positivi del programma di austerità sono il minor costo del lavoro, che è stato un vero problema per la Spagna, e il mercato del lavoro più flessibile. Non si può negare che l’austerità abbia migliorato le strutture dell’economia. Tuttavia, la forte crescita del Pil, che dovrebbe raggiungere il 3,2% quest’anno, può essere fuorviante. In sostanza, la Spagna sta raggiungendo le altre economie dell’area euro. Ma non bisogna essere entusiasti. La Spagna non ha rappresentato un esempio da seguire e un modello nel raggiungimento di una crescita economica sostenibile.

Quali sono dunque i punti critici dell’economia spagnola?
L’austerità ha provocato un forte aumento della disuguaglianza sociale e della povertà. Il tasso di disoccupazione si attesta al 21% della forza lavoro. Questo rappresenta un vincolo significativo sui consumi interni, che agirà da freno alla crescita futura. La ripresa economica può essere spiegata con l’aumento dell’emigrazione. A causa dei bassi salari e della disoccupazione, molti giovani hanno deciso di tentare la fortuna all’estero, cosa che ha avuto un effetto significativo sulle dinamiche economiche. È probabile che il buon andamento dell’economia spagnola non duri a lungo.
Ma il Pil spagnolo cresce a ritmi  impensabili per altri Paesi europei…
La crescita del Pil tornerà ad abbassarsi nei prossimi anni, probabilmente intorno all’1% o all’1,5%. Questo scenario è avvalorato da una previsione di crescita che conferma un rallentamento dell’attività economica al 2,7% nel 2016. L’austerità non ha risolto tutti i problemi strutturali che limitano la crescita del prodotto potenziale. Le aziende spagnole hanno riacquistato la quota di mercato all’estero grazie al minor costo del lavoro, che ora consente loro di competere con le società francesi in alcuni settori. Tuttavia, non hanno raggiunto la fascia alta, che è essenziale per garantire una forte crescita sostenibile.
E quali sono le previsioni?
Il problema è che il governo in carica ha un approccio molto semplicistico e avaro; si tratta di una visione a breve termine, della quale l’economia spagnola soffrirà a lungo. Si cerca a tutti i costi di ridurre la spesa e, così, non si supportano l’innovazione, i consumi interni e gli investimenti pubblici e privati che sono fattori chiave per ridurre la disoccupazione e generare ricchezza. 
Quale governo vi attendete da queste elezioni?
Le elezioni porteranno al potere un governo di coalizione. È probabilmente la cosa migliore successa in Spagna nel corso degli ultimi anni. Il Partito Popolare vincerà di certo le elezioni, ma non avrà la maggioranza assoluta. La crisi economica e il programma di austerità hanno radicalmente cambiato la natura del sistema politico spagnolo. Si sta passando da un sistema bipartitico a uno multi-partitico. Il Partito Popolare non avrà altra scelta se non quella di allearsi al partito dei Ciudadanos e fare concessioni per governare insieme. Potrebbe essere molto positivo per la popolazione. Ci aspettiamo che il nuovo governo si focalizzi più sulla crescente disuguaglianza e la povertà che sul consolidamento del bilancio. Dovrà rispondere alle esigenze sociali della popolazione e dare speranze ai giovani.