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El Niño colpirà i prezzi di cacao, olio di palma e soprattutto rame. Grano in equilibrio grazie alle scorte

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Loomis Sayles ha lanciato l’allarme Niño, fenomeno meteorologico (caratterizzato da venti che soffiano da ovest lungo l’equatore nell’area del Pacifico, portando temperature elevate in Asia) destinato a influenzare in maniera significativa i prezzi delle materie prime. La Optional Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’organizzazione americana preposta al monitoraggio dei fenomeni meteorologici globali, ha infatti previsto una probabilità superiore al 90% che El Niño continuerà a far sentire i suoi effetti nell’emisfero settentrionale nel corso dell’inverno e che si indebolirà solo la prossima primavera. Già quest’anno l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha riferito che il Niño ha avuto un effetto sui monsoni dell’Asia meridionale, con piogge inferiori alla media di circa il 12%. Il potenziale impatto sulle condizioni meteo degli Stati Uniti può essere invece più favorevole, in quanto El Niño potrebbe portare le piogge necessarie e anche un clima più fresco nel sud-est degli Usa e uno più caldo nella parte settentrionale del Paese. 
Grano in equilibrio
Ma come impatteranno sui prezzi delle materie prime le condizioni climatiche dei prossimi mesi? I cereali, e il grano in particolare, sono la materia prima più sensibile ai fattori naturali, i cui effetti sono amplificati dalla concentrazione dell’offerta tra Usa e Australia, pari al 30% delle esportazioni mondiali di grano. Non a caso i prezzi del grano sono ora sotto pressione. “Un brusco cambiamento meteorologico nel Midwest o una forte siccità in Australia possono colpire seriamente i prezzi a pronti  – spiega Andrea DiCenso, senior strategies di Loomis – ritengo che la velocità e la durata dell’inflazione dei prezzi sia probabilmente direttamente legata alla gravità del Niño”. Ciò nonostante, l‘analista non teme grandi escursioni nel prezzo del grano, poiché le forniture mondiali sono cresciute molto dal 2010-2013, quando l’offerta si era ridotta a causa del divieto russo alle esportazioni di grano e della siccità verificatasi nel nord America nel 2012.
Cacao a rischio
Diverso il discorso relativo al cacao, il cui prezzo è cresciuto dell’8% nel solo mese di settembre proprio a causa dei timori relativi al Niño. “Dato che la produzione dell’Africa settentrionale rappresenta circa il 70% dell’offerta mondiale si rischia una brusca caduta della domanda per il secondo anno consecutivo“, è il parere di DiCenso. 
L’olio di palma si impenna …
Analogo a quello del cacao il comportamento dell’olio di palma, che ha subito a settembre un rimbalzo dei prezzi straordinario (circa il 27%) a causa dell’indebolimento del ringgit malese e della minaccia di restrizioni dell’offerta in seguito appunto all’allarme Niño. Ma gli esiti potrebbero essere diversi da quelli del cacao a causa della siccità che sta colpendo i Paesi produttori: “L’olio di palma è utilizzato in molti prodotti che vanno dal biocarburante ai biscotti di cioccolato – spiega DiCenso – La domanda si manterrà robusta, mentre permarrà il rischio siccità in alcune parti dell’Indonesia e della Malesia, che insieme forniscono oltre l’80% dell’offerta mondiale“.
… e anche il rame cileno
Anche l’offerta di rame della regione desertica Atacama del Cile settentrionale è vulnerabile alla dirompenza di El Niño. Il Cile settentrionale ha vissuto un periodo di forti piogge tra marzo e agosto, che ha provocato morti, colate di fango e la sospensione del lavoro in alcune miniere. “Dato che il Cile produce circa un terzo del rame mondiale, ulteriori piogge nella regione, uno dei luoghi più aridi del pianeta, possono comportare il rischio di interruzione delle operazioni estrattive con conseguente aumento dei prezzi del rame“, conclude DiCenso.