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Effetto Trump e Powell su dollaro e Treasuries Usa. Ma attenzione a curva rendimenti

La curva è diventata la più piatta dal periodo precedente l’ultima crisi finanziaria, a causa dei tassi a due anni che sono balzati al record in nove anni,

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Effetto Trump e Jerome Powell sul dollaro e sui tassi dei Treasuries Usa.

Le quotazioni del biglietto verde e i rendimenti dei titoli di Stato Usa hanno reagito con un rialzo all’approvazione del budget per l’anno fiscale del 2018 da parte del Senato americano, nella serata di ieri.

La notizia ha alimentato le speranze sull’arrivo imminente del tanto atteso bazooka fiscale di Donald Trump, riportando l’ottimismo sui mercati.

A sostenere le quotazioni del dollaro (e a fare salire i tassi sui Treasuries) sono state anche le speculazioni su chi sarà il nuovo presidente della Fed alla scadenza del mandato dell’attuale numero uno, Janet Yellen.

Secondo indiscrezioni riportate da Politico, Trump starebbe valutando la nomina di Jerome Powell alla carica più importante della banca centrale dopo aver incontrato ieri quelli che vengono considerati i cinque candidati più probabili a prendere il timone della politica monetaria Usa: oltre a Powell, indicato come favorito, i cinque includerebbero Gary Cohn, consigliere economico della Casa Bianca, l’ex governatore della Fed Kevin Warsh e l’economista della Stanford University, John Taylor.

Tra i cinque c’è la stessa Yellen, con cui Trump avrebbe parlato per una mezzoretta circa.

Il presidente americano dovrebbe fare il tanto atteso annuncio entro il prossimo 3 novembre, giorno in cui partirà per un tour in Asia.

Il mandato di Janet Yellen scade il prossimo febbraio. Secondo il sito Predictit –  definito  mercato azionario online per gli eventi politici -, Jerome Powell avrebbe il 44% di possibilità di diventare il prossimo numero uno della Fed.

Powell, classe 1953, è un ex banchiere di investimento e attuale membro del board che governa la Federal Reserve. Proprio i rumor di Politico su Powell hanno permesso agli indici azionari Usa Dow Jones e S&P 500 di segnare nuovi record di chiusura nella sessione di ieri, dopo le forti perdite iniziali avvenute nel 30esimo anniversario del Black Monday.

Il mix approvazione del budget-speculazioni sul prossimo numero uno della Fed ha portato il dollaro a salire nei confronti delle principali valute, a dispetto dell’euro che, dopo aver testato il massimo in una settimana, ha riportato  la perdita più forte in quasi due settimane.

Gli acquisti sul dollaro stanno penalizzando anche lo yen, che viaggia al livello più basso in quasi 14 settimane.

I tassi sui Treasuries a 10 anni sono saliti di 4 punti base al 2,36%, al record in più di 14 settimane. 

Proprio il trend dei tassi decennali Usa ha attirato l’attenzione di Robert Kaplan, presidente della Federal Reserve di Dallas, che lo scorso mercoledì ha avvertito che la flessione dei rendimenti a 10 anni dall’inizio dell’anno – che è stata quasi di 10 punti base –potrebbe riflettere, più che l’effetto di condizioni finanziarie accomodanti, le aspettative degli investitori su un rallentamento della crescita economica Usa.

E attenzione a quanto è accaduto questa settimana alla curva dei rendimenti dei Treasuries, che è diventata la più piatta dal periodo precedente l’ultima crisi finanziaria, con i tassi a due anni che sono balzati al record in nove anni, ovvero dal novembre del 2008, a fronte del calo dei tassi trentennali, al minimo dallo scorso 27 settembre. In crescita i tassi a cinque anni, saliti al record dall’inizio di ottobre.

Il risultato è che, lo scorso 17 ottobre, lo spread tra i tassi a cinque e 30 anni si è ridotto a 83,94 punti base, al minimo dal novembre del 2007.