1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

L’effetto maggio non spaventa gli analisti

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Sell in may and go away? La statistica dice sì, ma il 2007 potrebbe essere l’anno dell’eccezione che conferma la regola secondo cui le Borse avrebbero un andamento stagionale abbastanza marcato, che si riflette usualmente in un rallentamento della performance tra primavera ed estate.


I mesi tra maggio e settembre sotto-performano effettivamente la media mensile. Considerando i dati del G3 successivi al 1964, settembre tende addirittura a soffrire cali dei corsi. Ancora più impressionante è la regolarità per cui (fonte Lehmans), dal 1970, tra aprile ed ottobre la borsa globale ha perso in media lo 0.2%, mentre ha guadagnato l’8.2% tra ottobre ed aprile. Anche i ricercatori Bouman e Jacobsen in uno studio pubblicato sulla American Economic Review hanno evidenziato un effetto stagionale sui corsi azionari in 36 dei 37 mercati analizzati, confermando le sotto-performance nei mesi invernali.

 

La borsa globale ha reso il 5.7% dall’inizio dell’anno, è ora il caso di aspettarsi una correzione? “Guardando a indicatori tecnici e/o di sentiment, abbiamo readings abbastanza rassicuranti – spiegano in una nota gli analisti di Bsi – dal punto di vista del sentiment, il bulls/bears ratio rimane in territorio abbastanza neutrale: il sentiment di mercato sta salendo ma rimane su livelli non “allarmanti”, nel senso che la Borsa sembra abbastanza tonica ma non pervasa dal livello di euforia che solitamente precede forti correzioni”. Un altro indicatore citato dotato di buone capacità previsive, è il CTFC Indicator della Lehmans, elaborato sulla base del posizionamento degli speculatori sui mercati dei derivativi. “Questo prevede buoni ritorni azionari da qui a tre mesi – spiegano da Bsi – inoltre, dal punto di vista Fondamentale la crescita degli utili rimane buona, sia pur in rallentamento e la forte liquidità sostiene i corsi via M&A, leverage buy out e buy-backs. Infine, il premio al rischio azionario rimane probabilmente sopra la media di lungo termine, a differenza che per i ben più costosi bonds”.