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L’effetto delle Trumpnomics sull’Africa: quattro temi di investimento per il 2017

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Anche se sarà solo un effetto secondario, le Trumpnomics saranno un balsamo per l’Africa. E’ questa la tesi di Erik Renander, gestore del fondo HI Africa Opportunities di Hedge Invest SGR, che ha analizzato l’impatto positivo che il nuovo scenario politico-economico avrà sulle economie emergenti del Continente. “In primo luogo la nuova Presidenza statunitense sta cercando di migliorare la crescita negli Usa, riducendo le tasse e allentando la regolamentazione, e qualsiasi aumento della crescita negli Usa è positivo per il mondo e per gli emergenti – dice il gestore – In secondo luogo, Trump vuole stimolare gli investimenti nelle infrastrutture nel Paese e un incremento di questa tipologia di investimenti dovrebbe impattare sulla domanda e sui prezzi delle commodity, con risvolti positivi per gli Emergenti in generale e per l’Africa in particolare”. Non ultimo, Trump vuole un dollaro debole, al fine di aumentare la competitività del settore manifatturiero americano rispetto a Europa, Giappone, Cina: e questo – ancora una volta- agevolerebbe i mercati Emergenti.
 
Investimenti cinesi
 
Oltre a Trump, secondo Renander un buon impulso allo sviluppo dell’Africa dovrebbe arrivare anche dalla Cina, che ha un impatto notevole sul continente, specialmente grazie alla politica “One Belt, One Road”. “Nel corso dell’ultimo meeting di Davos, il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina e vuole investire in altri Stati per migliorare lo sviluppo”, spiega il gestore. Infine, se non è detto che sia iniziato un super-ciclo delle commodity, certamente il ciclo avviato appare sostenibile e ci sono trend positivi che continueranno a sostenere i prezzi. “La combinazione tra queste condizioni rende l’Africa una meta di investimento attraente e, anche se è preferibile un approccio di tipo bottom-up focalizzato su idee molto specifiche legate alle singole società, è possibile individuare alcuni temi chiave da monitorare nel corso del 2017”, afferma Renander.
 
Egitto e compagnie estrattive
 
Il primo tema di investimento è l’Egitto, che ha attuato molti cambiamenti e riforme, ha chiesto un salvataggio al FMI, ha svalutato la moneta, sta aggiustando il bilancio e rendendo più facile fare business nel Paese. “In questo Paese troviamo molte aziende attraenti con P/E di 7 volte e con utili che stanno crescendo e hanno molto potenziale”, dice Renander. Il secondo tema riguarda le compagnie estrattive. Le commodity hanno ripreso quota e questo sta aiutando i fatturati, e le aziende hanno tagliato i costi e ridotto gli investimenti. Tutto ciò, insieme all’aumento dei ricavi, porta a una buona generazione di flussi di cassa. “Le valutazioni dei titoli di questo comparto sono ancora molto basse per i timori che il ciclo delle commodity possa svoltare di nuovo al ribasso – dice il gestore – Ma credo che, nel tempo, con le commodity su questi livelli o addirittura in risalita, gli operatori si accorgeranno che questi flussi di cassa sono sostenibili. Inoltre, il settore è il migliore in Africa in termini di performance”.
 
Infrastrutture e integrazione dei network
 
Faro acceso anche sulle società infrastrutturali e in particolare su tutto ciò che riguarda la costruzione di impianti per l’energia, la riduzione del deficit energetico e l’energia rinnovabile. “Queste aziende hanno libri ordini da record – spiega Renander – In Africa confluiscono molti finanziamenti per le infrastrutture da parte della Banca Mondiale, del FMI, della Cina e dei fondi sulle infrastrutture. I titoli di questo comparto scambiano a 5-8 volte gli utili, mentre se fossero quotati in Europa scambierebbero a 14-15 volte gli utili: quindi lo sconto è eccessivo e c’è spazio per rialzi  importanti”. Infine, il quarto tema di investimento riguarda le società di integrazione dei network (società di telefonia mobile, cloud, automazione e intelligenza artificiale). La sudafricana EOH (integrazione dei sistemi di IT e consulenza sull’implementazione di nuove tecnologie), per esempio, registra una crescita degli utili del 25% all’anno.
 
Le perle dell’Africa
 
Oltre all’Egitto, il gestore tiene sotto osservazione anche il Kenya, che esprime una crescita del Pil del 5,8%, anche se le elezioni previste per quest’anno potrebbero rallentare l’attività economica. Ma è ancora il Sud Africa l’economia più importante del Continente, anche se ha registrato una crescita bassa lo scorso anno, dello 0,4%. La Nigeria, al contrario, va menzionata tra i Paesi meno incoraggianti e con la crescita più bassa. “L’economia è molto esposta al petrolio ed è mal gestita, con una contrazione del Pil dell’1,6% nel 2016”, conclude Renander.