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Educazione finanziaria, italiani non raggiungono la sufficienza

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Italiani rimandati a settembre in materia di cultura finanziaria. E’ quanto emerge dall’Indice Globale di Competenza Finanziaria, presentato a Milano in occasione del  convegno “La financial literacy tra ricerche e prospettive”. Secondo i dati elaborati da un team interaccademico guidato da Pippo Ranci e composto da docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Università Statale degli Studi di Milano Bicocca e dell’Invalsi in collaborazione con il Consorzio PattiChiari, gli italiani prendono tra  il 5 e il 6, in termini scolastici, in cultura finanziaria. A fronte di comportamenti virtuosi e di una buona padronanza dei concetti di base della finanza, quali la relazione positiva tra rischio e rendimento degli investimenti finanziari, gli italiani hanno una scarsa familiarità nel calcolo numerico (interesse semplice) e una limitata consapevolezza del funzionamento del sistema di capitalizzazione degli interessi.
Guardando il parametro della competenza finanziaria, che include anche l’Indice di familiarità con i prodotti finanziari e l’Indice di pianificazione previdenziale e contempera la misura delle conoscenze di base matematico-finanziarie, il voto è 6-. 

In generale nei Paesi oggetto dell’indagine Ocse, per quanto riguarda i comportamenti (Financial behaviour), le scelte di gestione denotano una certa oculatezza e attenzione alla capacità di spesa personale; meno virtuosi appaiono invece i comportamenti nel monitoraggio continuo e attento degli affari finanziari personali. Solo in Perù oltre i due terzi delle persone denota un atteggiamento vigile, mentre nei rimanenti Paesi esaminati tale attenzione oscilla tra il 36% dell’Albania e il 65% di Armenia e Regno Unito, percentuale quest’ultima abbastanza prossima a quella registrata in Italia (62%).

La limitata visione temporale trova conferma nella sostanziale incapacità di porsi obiettivi finanziari a scadenza protratta e nell’impegno assunto per poterli perseguire: in questo caso, anche i Paesi più virtuosi fanno registrare percentuali decisamente inferiori. L’Italia conferma questo trend: se oltre l’80% della popolazione considera attentamente l’impegno finanziario in relazione alla propria capacità di spesa, meno di un terzo (il 30%) è capace di porsi obiettivi finanziari a lungo termine e di impegnarsi per poterli raggiungere.

Marcate sono le differenze di genere verso il denaro. Le donne sono state particolarmente colpite dalla crisi finanziaria con conseguenze sul loro stato  di povertà, specialmente se non sposate, divorziate o anziane. Dai dati Ocse si nota una proporzione più ampia di maschi, rispetto alle femmine, che presenta un punteggio più alto sull’indice di conoscenza finanziaria. Questo è particolarmente vero in Norvegia, Polonia e Regno Unito, con più di 20 punti percentuali di differenza. Anche in Italia il punteggio medio dei maschi (23%) è sensibilmente superiore a quello delle femmine (7%).