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Edmond de Rotschild: “La Cina non è una minaccia per i mercati occidentali: sottopesare gli Emerging market e puntare su Europa e Usa”

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La crisi asiatica, l’incertezza geopolitica e l’estrema volatilità delle Borse rappresentano un mix esplosivo per chi deve investire e costituiscono una sfida per gli analisti che devono capire in questo momento dove trovare valore. Una risposta alla domanda è fornita dall’ultimo report di Edmond de Rotschild Asset management. Tre i punti fondamentali dell’analisi redatta da Benjamin Melman, Head of asset allocation di Edmond de Rothschild AM. L’economia cinese cresce a un ritmo minore di quanto prospettato dal Governo, ma continua pur sempre a crescere! Seconda riflessione: il rallentamento cinese sta certamente avendo effetti negativi su un buon numero di Paesi emergenti e non si può escludere qualche ricaduta anche su Usa, Europa e Giappone. Ma, ultima riflessione e sintesi del ragionamento, l’economia Usa continua a essere solida e gli indicatori europei non hanno ancora mostrato segnali di debolezza.
Rinforzare l’esposizione sull’azionario Europa
“I dubbi sulla crescita cinese combinati con l’incertezza sulla politica monetaria della Fed hanno innescato una correzione del mercato azionario globale – spiega Melman – Crediamo però che queste preoccupazioni siano eccessive: è vero che Pechino sta rallentando e che la crescita si assesterà in area +6%, ma è ancora attiva e funzionante”. Secondo Melman il rallentamento della Cina sta avendo un impatto negativo su un buon numero di Paesi emergenti e il contrasto tra questi e i Paesi sviluppati si è ampliato a livelli forse insostenibili. “Non possiamo escludere qualche danno negli Stati Uniti, Europa e Giappone – commenta l’analista – ma sono ottimista, perché la crescita degli Stati Uniti è ancora robusta, soprattutto dopo la revisione al rialzo del Pil del secondo trimestre, mentre gli indicatori europei non hanno ancora mostrato segni di debolezza. Per esempio, l’IFO, l’indice di fiducia delle imprese tedesche che è un forte riflesso delle esportazioni, sta facendo molto bene“. Questo resilienza dell’occidente alle difficoltà della Cina e degli altri Paesi emergenti, è un fattore determinate per le scelte di investimento. Non solo: “I Paesi sviluppati avrebbero potuto accusare un maggiore declino economico in seguito alla crisi orientale. Invece, la correzione del mercato azionario globale, e soprattutto il danno subito dai titoli ciclici, ha solo rappresentato una flessione delle prospettive”, spiega Melman.
Sottopesare gli Emerging markets
A causa dell’imminente decollo della stretta monetaria dngli Stati Uniti e della scarsa visibilità sul ciclo dell’economia cinese, Edmond de Rotschild ha deciso di sottopesare i titoli azionari dei Paesi emergenti fin dal marzo 2015 e, al contrario, di sovrappesare l’azionario dei Paesi sviluppati. “Sono convinto che i mercati esageravano il rischio di contaminazione dei Paese emergenti sulle economie dei Paesi sviluppati – è il commento di Melman – così, il 24 agosto, quando i mercati crollavano, abbiamo deciso di rafforzare le azioni europee. Ora sono giunte alla loro massima valutazione”.
Opportunità nei bond
Quanto ai bond, de Rotschild mantiene una posizione neutrale dal mese scorso a causa della forte volatilità delle ultime settimane. “Preferiamo i titoli di Stato dei Paesi della zona euro“, conclude Melman.