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Economie in corsa: il ‘miracolo’ argentino

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I dati statistici confermano che il prodotto interno lordo è cresciuto del 25% negli ultimi 37 mesi, ma le basi dell’economia nazionale continuano ad essere molto deboli

Abbandonata al suo destino dopo la dichiarazione di default del dicembre 2001 e la successiva svalutazione del peso nel gennaio del 2002, l’Argentina ha sperimentato una ripresa che sorprende sia gli osservatori domestici che quelli internazionali. Il contrasto tra la catastrofe del 2002 e i dati congiunturali di oggi, non potrebbe essere più evidente: da una caduta del Pil del 20% nel periodo 1998- 2002, il paese sudamericano è riuscito a mettere a segno un recupero del + 18% nel 2003 e 2004. I dati parziali relativi ai primi mesi del 2005 corroborano il buon andamento del quadro congiunturale. Il settore edile è cresciuto dell’8,9% negli ultimi dodici mesi, i fabbricanti di automobili confermano il continuo aumento della produzione dopo il buon risultato conseguito nel 2004. La situazione del mercato del lavoro è migliorata leggermente negli ultimi mesi, e il tasso di disoccupazione è crollato dal 21% raggiunto al culmine della crisi del 2002 al 13% di oggi. Si tratta, tuttavia, di un dato falsato dal gran numero di persone che lavorano due o tre ore al giorno e che , pur essendo sottoccupati, vengono considerati occupati a tutti gli effetti.

I cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro si possono percepire facilmente sia dall’aumento esponenziale delle inserzioni di offerte di lavoro sulle pagine dei principali quotidiani che dalla pubblicità sull’intero spettro dei mezzi di comunicazione. Gli osservatori domestici non riescono a capire se il fenomeno rappresenti una reazione duratura agli effetti della paralisi infernale che ha colpito duramente il paese sudamericano, o se si tratta solo di un recupero temporaneo derivante da una risposta automatica al calo eccessivo registrato nel 2002.

Con un tasso di inflazione previsto al 9,5% per il 2005, i cambiamenti intervenuti nella struttura economica in seguito alla rottura del sistema di convertibilidad cambiaria attivo per ben undici anni, servono a spiegare in larga parte quel che sta accadendo. La partecipazione del settore industriale al Pil è passata dal 19% al 24%. L’agricoltura e l’allevamento dal 5% all’8%. Il peso del settore dei servizi si è invece ridimensionato dal 66% al 56%. Queste cifre forniscono una spiegazione chiara del miracolo argentino: la ragione della forte accelerazione risiede in due fattori: le elevate quotazioni delle materie prime ( e i conseguenti maggiori introiti che ne derivano) e la sostituzione delle importazioni con la produzione nazionale.

In altre parole, l’attuale congiuntura internazionale, con gli elevati prezzi di cereali, petrolio e derivati del greggio, rappresenta la causa principale dell’attuale decollo argentino. L’altra forte spinta è stata fornita dalla svalutazione del peso argentino (passato dalla parità nei confronti del biglietto verde ad un valore di poco inferiore ad un terzo di Usd). La svalutazione ha creato le condizioni ideali per assistere ad una crescita della domanda di alcuni beni industriali. Secondo alcuni economisti argentini, l’ultimo decennio ha lasciato in eredità un’economia di mercato ragionevolmente aperta, e un settore privato equipaggiato a reagire con forza alle crisi periodiche. La combinazione di queste variabili spiegherebbe sia l’impulso ricevuto dalle esportazioni industriali dirette all’estero, sia la maggior domanda di beni proveniente dalle regioni interne.

Aldo Ferrer, ex ministro dell’economia e attuale candidato argentino alla presidenza del Banco interamericano de Desarrollo, sostiene una tesi alternativa. Secondo l’economista argentino, la ripresa deve essere accreditata ad un cambio delle regole del gioco che ha permesso di recuperare il comando dell’economia, pesificare il sistema monetario e esercitare una chiara politica monetaria. Ferrer, autore di ‘La economia argentina’, un’opera classica del pensiero economico vigente nel paese, afferma che l’uscita dalla convertibilidad ha reso possibile il ritorno alla redditività per le imprese (peraltro avvantaggiate dal rialzo delle quotazioni dei prezzi delle materie prime e dalla fame di risorse dell’Asia). Il tutto, combinato con l’adozione di una politica economica chiara, ha permesso di liberare le potenzialità nascoste dell’economia domestica. L’economista sostiene che l’incremento dal 12% del 2002 al 20% del 2005 dei nuovi investimenti, e la relativa normalizzazione del debito pubblico (pari 125.000 milioni di dollari), rendono realistiche le aspettative che includono una crescita di lungo periodo per il paese sudamericano.

Sarebbe un errore imperdonabile pensare che i vantaggi offerti dal prezzo delle materie prime possano continuare in modo indefinito, o che la situazione finanziaria internazionale possa contare sempre sul livello di liquidità odierno. Senza una riforma del sistema finanziario e l’arrivo di investimenti non speculativi, sarà difficile che il momento di grazia possa continuare a lungo.
A cura di www.fondionline.it