Economie asiatiche: il motore del Far East continua a girare

Inviato da Alessandro Piu il Mar, 30/10/2007 - 16:22

Il motore dell'Asia continua a girare a mille. La regione del Far East è quella che sta dando impulso a una crescita mondiale un po' appannata, nel momento in cui gli Stati Uniti d'America mostrano la corda. E i mercati azionari dell'area seguono di buon grado con performance da capogiro. Eppure in alcuni casi le performance messe a segno dalle borse dell'area preoccupano i più scaltri investitori. Tra chi vede all'orizzonte dei pericoli c'è Warren Buffett, il cui fondo Berkshire Hathaway ha deciso di cedere la propria quota nel gigante del petrolio cinese Petrochina. L'operazione è stata seguita da un commento dello stesso Warren Buffett, che settimana scorsa ha dichiarato "noi non compriamo mai azioni quando vediamo i prezzi decollare...gli investitori dovrebbero essere cauti quando vedono i prezzi salire". In effetti la crescita della borsa di Shanghai fa impressione. L'indice Shanghai composite ha incamerato un rialzo di quasi 350 punti percentuali negli ultimi tre anni. 

L'area asiatica nel suo complesso appare tuttavia ancora una buona scommessa. Secondo un recente studio elaborato dall'Unita di ricerca di Man Investments, "oggi l'investimento nella regione può offrire un'efficace copertura dalla potenziale debolezza economica negli Stati Uniti e in Europa".
Ripercorrendo gli anni che vanno dalla crisi asiatica (1997) fino ai giorni nostri, la ricerca mette in evidenza come le condizioni economiche e i fattori finanziari siano ora l'opposto di quelli di dieci anni orsono grazie all'attuazione di "corrette politiche" e di "forti fondamentali". Tanto da mettere l'Asia al centro degli equilibri economici mondiali in un momento di difficoltà dell'area nordamericana. Tuttavia non difetta nemmeno ai ricercatori di Man Investments la consapevolezza delle elevate quotazioni raggiunte dalle borse asiatiche, elemento che aggiunge volatilità a mercati già ricchi di tale elemento in quanto "meno liquidi e trasparenti rispetto a quelli di Europa e Stati Uniti".

Una nota di prudenza raccolta anche dagli analisti di Crédit Agricole A.M., la cui preoccupazione principale appare, per quanto riguarda la Cina, l'elevata pressione inflazionistica. L'economia cinese dovrebbe tuttavia proseguire nella crescita, rallentando ma non significativamente, il che "dovrebbe garantire una crescita degli utili aziendali e dunque ritorni positivi per gli azionisti". Il giudizio degli esperti del Crédit Agricole è positivo in generale su tutta la Regione: "Il ritmo di crescita dovrebbe proseguire sostenuto, mitigando i potenziali effetti derivanti da shock esogeni esterni negativi".

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