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Economia e società aperta si incontrano a Milano

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Milano sale in cattedra e dà lezioni di ‘economia e società aperta’. 188 personalità (tra cui sette ministri in carica) provenienti da 16 paesi, 32 incontri che coinvolgeranno 16 luoghi simbolo della vita sociale ed economica della città, per un totale 120 ore di dibattiti: sono questi i numeri di “Economia e società aperta”, il forum internazionale promosso dall’Università “Luigi Bocconi” e Il Corriere della Sera che alzerà il sipario, nel capoluogo lombardo, il 9 e lo chiuderà il 12 maggio.


Quattro giorni all’insegna della concretezza, accessibilità e spregiudicatezza per dare vita a un vivace dibattito sul prospettive dell’economia e della società italiana, partendo dal fatto che un asse indispensabile per valutare le politiche pubbliche sia diventato quello apertura-chiusura. È questo l’idea espressa e portata avanti da Mario Monti, presidente dell’Università Bocconi, Piergaetano Marchetti, numero uno di Rcs MediaGroup e Angelo Provasoli, rettore della ateneo milanese.

Si parla di concretezza, dunque, ed è possibile rintracciarla – come si legge nel comunicato congiunto diramato dagli organizzatori – nell’impostazione stessa del forum che scardina e analizza in modo dettagliato quelli che sono i rapporti che intercorrono tra l’economia e la politica, il mondo, i cittadini e la società, con incontri supplementari, denominati “Oltre l’economia”.


Un tema, quello della società aperta, che è stato preceduto da un sondaggio on line promosso nei giorni scorsi, al quale hanno risposto 2.865 manager e laureati, dal quale emerge una preoccupazione marcata per le prospettive future dell’economia italiana. “I manager interpellati hanno evidenziato, come uno dei maggiori ostacoli alla competitività del sistema Italia, è rintracciabile sia nella mancanza di cultura del merito sia nella difesa di molti privilegi, indicando come possibili soluzioni gli incentivi all’innovazione, l’investimento in ricerca e lo stimolo alla formazione universitaria e scolastica”, spiega Alberto Martinelli, professore di sociologia all’Università Statale di Milano, commentando i risultati del sondaggio.
Secondo quanto emerge dai dati, i manager sono preoccupati perché considerano la società italiana poco, circa il 74,1%, o addirittura per nulla adeguata (7,5%) a reggere la competizione dell’economia globalizzata. E sono peggiori le prospettive future: la posizione dell’economia italiana di qui a 10 anni è vista da oltre l’85% degli interpellati come più debole rispetto alla situazione attuale se le condizioni strutturali restassero invariate e valutano lo scenario internazionale molto rischioso per il livello di conflittualità, destinato ad aumentare (42,5%).