Economia e mercati: Mfs, nel 2006 occhi puntati sull'inflazione

Inviato da Redazione il Ven, 30/09/2005 - 17:40
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Il 2006 sarà ancora un anno positivo per la crescita economica globale, che dovrebbe all'incirca del 3-4% grazie alla forza delle economie asiatiche, dove spicca ancora la Cina in procinto di ripetere la corsa del 2005. A pensarla così sono i money manager di Massachusetts Financial Services (Mfs), casa d'investimento americana in procinto di allargare la propria presenza anche in Europa ed in Italia. E questo, secondo i gestori di Mfs, dovrebbe tradursi in un altro anno positivo per i mercati azionari dei paesi più sviluppati, all'interno dei quali Wall Street (atteso un rendimento all'incirca pari al 10% per l'S&P 500) del potrebbe recuperare rispetto all'Europa, preferita in questi primi nove mesi del 2005.
Ma quali sono le maggiori incognite che potrebbero mutare questo scenario di crescita ancora favorevole all'investimento azionario? Secondo Mfs il maggiore enigma è l'inflazione, spinta dalla forza del petrolio e che potrebbe costringere la Federal Reserve, dove ad inizio anno si insidierà il successore di Alan Greenspan, ad un atteggiamento meno conciliante dell'attuale anziano 'chairman'. Un'eventualità che potrebbe quindi bloccare il buon momento dei mercati azionari e dare ragione a chi invece legge nella dinamica dei bond al m/l termine la fine del bel tempo in borsa.
"Riguardo la politica monetaria Usa, cardine dei tassi a breve e da tempo cartina di tornasole delle aspettative, le attese sono per un rialzo a novembre (il 12°, che porterà i Fed fund al 4%), al quale si aggiungerebbe un probabile ritocco a dicembre, chiudendo l'anno al 4,25%" ha detto Peter C. Vaream, vice presidente di Mfs ed esperto dei mercati obbligazionari. "Ma nel 2006 non sappiamo ancora chi sarà e come si comporterà il successore di Greenspan se il petrolio, come si sconta in questo momento, dovesse continuare nel suo rialzo" Ci sarà una stretta monetaria? "A gennaio 2006, in coincidenza con il 'Greenspan bye bye' i tassi non dovrebbero essere alzati, ma poi non si sa nulla". Una stretta monetaria vuol dire minore liquidità nel sistema, e taglio all'operatività del sistema degli Hedge fund, che hanno un forte effetto leva dicono i gestori. Oltreché denaro più caro per le imprese e minori possibilità di investimenti e, dall'altra parte, di consumi privati. Se quindi si riuscirà a calmierare i prezzi, lasciano intendere da Mfs, in presenza di crescita economica ancora buona non dovrebbero esserci molti problemi sui mercati azionari, destinati ad un altro anno positivo.
Poco o nulla dovrebbe cambiare invece nei mercati obbligazionari: i forti acquisti di bond americani da parte delle economie asiatiche manterranno i tassi bassi e piatti e dovrebbero consentire ancora disavanzi di bilancio elevati agli Usa. I quali potrebbero quindi mantenere la loro politica di spesa (la ricostruzione post Katrina impegnerà molte risorse) che permetterà il sostegno al Pil. E il "conundrum" caro a Greenspan.
Per quanto riguarda l'Italia e Piazza affari, l'esposizione dei fondi Massachusetts Financial Services è attualmente limitata. L'ultima posizione "long" è quella di Unicredit dopo l'annuncio dell'integrazione con Hvb: l'impatto per Piazza Cordusio è stato definito "molto positivo in futuro". Presente nei portafogli Mfs anche Indesit, Azimut, mentre Ras è stata ceduta "di recente".
Massachusetts Financial Services, controllata della canadese Sun Life Financial, gestisce poco meno di 150 miliardi di dollari (dati a fine 2004) e ha da poco riorganizzato le attività europee mediante la creazione di una Sicav con 28 prodotti tra azionari e obbligazionari, che saranno distribuiti anche alla clientela retail nel nostro paese.

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