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Economia italiana in contrazione del 2,4% nel 2012, debito balza al 127% (massimi dal 1990)

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Il Pil italiano nel 2012 ha registrato una contrazione del 2,4%. Il dato è risultato in linea con le stime fornite dal Governo. Il calo, rimarca l’Istat, è trainato dal lato della domanda da una caduta in volume del 3,9% dei consumi finali nazionali e dell’8% degli investimenti fissi lordi, mentre le esportazioni di beni e servizi hanno segnato un aumento del 2,3%. Le importazioni sono diminuite del 7,7%.

Lo scorso 14 febbraio i dati sul quarto trimestre 2012 avevano evidenziato un calo dello 0,9% t/t, ossia il peggior trimestre da inizio 2009 per l’economia italiana che risulta in recessione da sei trimestri consecutivi.

Deficit scende al 3% a fine 2012, debito/Pil ai massimi dal 1990
Il rapporto deficit/Pil dell’Italia a fine 2012 risulta del 3% dal 3,8% dell’anno precedente (dato rivisto da 3,9%). Il dato diffuso oggi dall’Istat risulta superiore al 2,6% prefissato dal governo, ma permette all’Italia di chiudere la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea nel 2009.
In valore assoluto l’indebitamento netto è diminuito di circa 12.400 milioni di euro, scendendo a -47.446 milioni di euro. Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato positivo e pari a 39.271 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil del 2,5% (nel 2011 era stato pari all’1,2%). Il debito è salito al 127% del Pil dal 120,8% nel 2011. Si tratta dei livelli più alti dal lontano 1990.

Entrate 2012 trainate dall’Imu, pressione fiscale salita al 44%
Le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche nel 2012 sono state pari al 48,1% del Pil, aumentate del 2,4% rispetto all’anno precedente. Le entrate correnti hanno registrato un incremento del 3,1%, attestandosi al 47,7% del Pil. In particolare, le imposte indirette sono cresciute del 5,2%, trainate prevalentemente dal gettito dell’Imposta Municipale Unica (IMU) e dall’aumento delle accise sugli oli minerali. Le imposte dirette sono risultate in crescita del 5,2%, essenzialmente per effetto dell’aumento dell’Irpef, della relativa addizionale regionale e dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale, che riflette le modifiche al regime di tassazione delle rendite finanziarie. I contributi sociali effettivi hanno segnato una sostanziale stabilità (-0,1%).
La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 44%, in aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al 2011.