L'economia delle banche centrali

Inviato da Alessandro Piu il Lun, 16/07/2012 - 14:29
Settimana scorsa in un articolo sul Financial Times, Martin Wolf si chiedeva cosa avessero fatto finora e cosa stiano facendo i Paesi più sviluppati per rispondere alla crisi. La risposta è poco e male. Il risultato di questo poco e male è un'economia che vivacchia, laddove non sprofonda in recessione. La linea di demarcazione tra crescita debole e decrescita è tracciata da politiche monetarie e fiscali. Si cresce dove non sono stati adottati provvedimenti di austerity e quindi in Germania, negli Stati Uniti, in Giappone. Si arretra nei Paesi impegnati a fronteggiare un debito pubblico in forte crescita o a livelli elevati e qui i principali rappresentanti sono Italia e Spagna.

E' lecito chiedersi da dove provenga questa crescita debole in uno scenario che vede i Paesi emergenti rallentare, il Vecchio continente praticamente fuori gioco (fatta eccezione per la Germania sostenuta ancora dalle esportazioni) e i consumatori in generale impegnati nel fare fronte ai debiti accumulati nell'epoca del grande leverage. La risposta che si dà Martin Wolf è che il merito di questa "depressione contenuta" sia del settore pubblico e delle banche centrali.

Settore pubblico e banche centrali saranno essenziali per molto tempo nel loro ruolo di sostegno alla crescita e ai mercati. Questo è evidente anche dall'attesa spasmodica delle Borse per i Quantitative easing di Bernanke, gli Ltro di Draghi, gli acquisti di asset di Mervin King e via così. "Se non si vuole andare incontro a una depressione globale ed economica - commenta Francesco Tarabini Castellani di Vontobel, non sarà possibile ridurre drasticamente le misure transitorie di governi e banche centrali alle economie. Nei prossimi 3-5 anni e forse anche oltre avremo una finanza dominata da banche centrali e politica".

Anche perché, come scrive Wolf, è stato fatto poco e male. Un recente report del McKinsey Global Institute mostra come il deleveraging sia appena agli inizi nelle dieci economie più sviluppate del pianeta. Nel secondo trimestre del 2011 il debito totale (sia pubblico che privato) rispetto al Pil era ancora superiore al 500% in Giappone e Regno Unito, e tra il 250% e il 350% in Spagna, Francia, Italia, Corea del Sud, Stati Uniti, Germania, Australia e Canada con una riduzione che, dal 2008, ha interessato solo tre nazioni: Corea del Sud, Stati Uniti e Australia.
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