Economia: Axa, la Russia e i suoi demoni

Inviato da Redazione il Mer, 21/09/2005 - 10:30
L'economia russa ha fatto registrare una svolta epocale dopo la crisi finanziaria del 1998. I crescenti flussi di ricchezza derivanti dalle elevate quotazioni del petrolio rappresentano una variabile fondamentale per spiegare il nuovo corso dell'economia russa. Infatti, la Russia è il secondo esportatore mondiale di oro nero, e occupa l'ottavo posto nella speciale classifica dei paesi che possono fare affidamento su ingenti riserve di greggio. Gli analisti di Axa - coordinati da I. Topa Serry - hanno cercato di analizzare lo stato di salute dell'economia russa, partendo dallo studio della crisi del 1998 (fattori che l'hanno scatenata, evoluzione e fine). I dati macro- economici odierni mostrano un quadro molto positivo - sostenuto dai profitti del petrolio - che combina elevati tassi di crescita, un miglioramento dei conti pubblici e della bilancia dei pagamenti, riserve valutarie abbondanti, un calo del debito pubblico, una riduzione degli spread obbligazionari rispetto ai government bond dei paesi industrializzati, e un'ottima performance del mercato azionario. L'insieme di questi fattori lascia spazio ad una visione ottimistica sul futuro dell'economia domestica, ma sarà bene non dimenticare che la sostenibilità del trend è legata alla persistenza delle elevate quotazioni del petrolio. Topa Serry sottolinea la presenza di zone d'ombra non irrilevanti: un elevato tasso di inflazione, una propensione alla fuga di capitali accentuatasi in occasioni di scandali aziendali (Yukos), e si chiede se il mercato russo possa essere considerato un porto sicuro per gli investimenti.

Dopo il disfacimento dell'Unione Sovietica e la fine della guerra fredda, la Russia ha accettato la difficile sfida imposta dalla necessità di passare da un'economia pianificata e un'economia di mercato. Il fallimento del primo set di riforme (la Perestroika), proposto dal Gorbaciov prima del 1991, ha permesso al paese di confrontarsi con la complessità del processo. Successivamente, durante il primo mandato presidenziale di Boris Yeltsin, l'adozione di politiche economiche incoerenti, derivanti dagli interessi divergenti perseguiti dai diversi gruppi politici, hanno trasformato la Russia in un paese instabile e vulnerabile. Nel 1995 il governo russo cercò di limitare la corsa dell'inflazione, optando per un finanziamento del deficit pubblico basato non più sulla stampa di nuova moneta, ma sull'emissione di titoli di debito. I Treasury bond locali (GKO) vennero offerti ad un rendimento del 70% annuo. La mossa del governo innescò una rapida retromarcia dell'inflazione che pilotò il rendimento dei titoli di stato al 20%. Il risultato fu disastroso: le risorse finanziarie furono sufficienti a pagare solo i primi sottoscrittori dei bond. Il governo perse il controllo dei conti pubblici e il deficit federale salì dal 2,8% del Pil al 7,6%. Nell'autunno del 1997 il sistema finanziario russo fu scosso dalla crisi delle economie asiatiche. Gli investitori stranieri cominciarono a fuggire dai mercati Emergenti: una fuga che fu esacerbata nel caso russo dalle turbolenze politiche interne. I tassi di interesse raggiunsero livelli mai toccati in passato (in termini reali).

La situazione fu aggravata dalla difficile congiuntura sperimentata dalle quotazioni del petrolio. Nell'estate del 1998 il prezzo del barile sprofondò fino a toccare i 12 Usd (la metà del prezzo registrato agli inizi del 1997). La crisi del sistema fu sancita dalla dichiarazione di default del debito interno, dal parziale default del debito estero, dalla svalutazione del rublo, dal crollo dell'indice azionario moscovita ( il Russian MSCI perse il 94% del suo valore tra l'ottobre del 1997 e lo stesso mese del 1998), e dall'ampliamento del differenziale di rendimento tra i titoli di stato domestici e i Treasury bond statunitensi. Le conseguenze della crisi furono molteplici: il tasso di disoccupazione salì al 14%, il potere d'acquisto delle famiglie si dimezzò, l'inflazione schizzò dal 9,6% registrata nell'agosto del 1998 al 126,5% del luglio 1999, il Pil subì una contrazione del 4,9%. Nel 1999 si registrò un lieve recupero di alcuni indicatori economici: la bilancia dei pagamenti si risollevò grazie al crollo delle importazioni provocato dalla svalutazione del rublo; il recupero dei prezzi del petrolio fornì un sostegno all'export. La salute dell'economia russa è da sempre legata al destino del petrolio. Attualmente, il 55% delle esportazioni del paese sono coperte dall'oro nero. Tra il 1997 e il 2004 il paese ha guadagnato terreno nel gruppo dei paesi produttori di petrolio (la quota russa è passata dal 9% al 12% dell'intera produzione mondiale).

Secondo il manager di Axa, l'arrivo di Putin al Cremino è stata una delle chiavi della ripresa russa. Putin ha saputo riportare l'ordine in un contesto sociale demotivato. Le critiche subite a causa dell'intervento in Cecenia, non hanno impedito al leader russo di riconquistare la fiducia degli investitori stranieri. Il 2004 è stato il quinto anno di crescita consecutiva per l'economia russa, e per il 2005 le attese includono una crescita del 6% del Pil. L'impennata del petrolio è stata determinante per le sorti dell'economia russa. Il surplus accumulato dallo stato è ormai prossimo al 10% del Pil. Gli introiti derivanti dalla crescita delle esportazioni di petrolio hanno permesso alla Russia di saldare in anticipo il debito contratto con il FMI e di restituire una parte di quanto dovuto al Club di Parigi. Il mercato azionario di Mosca ha guadagnato il 35% da inizio anno. ' Il quadro sembra a prima vista eccellente ',sostiene Topa Serry, ' ma nasconde numerosi problemi: incremento delle disuguaglianze, corruzione, conflitti etnici, spesa pubblica inefficiente, obsolescenza degli stabilimenti petroliferi, incapacità di attrarre un consistente flusso di investimenti diretti esteri '. L'esperto sostiene che la Russia può far fronte a queste sfide solo a patto di accelerarle quelle riforme strutturali (proprietà privata, sistema previdenziale, sistema bancario, diritto fallimentare) che permetterebbero al paese di affrancarsi dalla dittatura del petrolio. Il team di Axa sottolinea che l'attuale situazione finanziaria permetterebbe al paese di reagire in modo meno scomposto ad un eventuale crisi provocata da una forte stretta operata dalla Fed o da un rallentamento della crescita economica internazionale. La presenza di spread molto ristretti tra i titoli di stato russi e quelli dei principali paesi industrializzati, induce gli esperti della casa di investimenti francese a preferire le azioni ai bond. I titoli di rischio possono contare su ratio convenienti rispetto agli altri mercati Emergenti europei ( un P/e di 8,2 rispetto al 10,1 degli Emerging Europe). A cura di www.fondionline.it


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