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Ecofin cambia il bail-in. Il nuovo bond e la classifica di chi perde i propri risparmi per prima

I ministri delle finanze europei hanno anche deciso di posticipare l’applicazione della IFRS9, nuova normativa contabile che avrebbe potuto mettere in difficoltà le banche più vulnerabili.

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Nuove regole sul bail-in e, in generale, un approccio meno severo nei confronti delle banche e, dunque, verso i risparmiatori.

La riunione dell’Ecofin, oltre a ribadire le raccomandazioni della Commissione Ue ai singoli paesi – ricordando all’Italia la necessità di reitrodurre l’Imu – si è conclusa anche con la decisione di apportare cambiamenti al processo di applicazione del bail-in.

Non solo: l’Ecofin si è impegnato anche a ridurre l’impatto della nuova norma contabile nota come IFRS 9 sui bilanci delle banche .

Accordo Ecofin bail-in: cosa cambierebbe

Riguardo al bail-in, a dare la notizia relativa all’accordo tra i ministri delle Finanze europei – che si sono riuniti la scorsa settimana a Lussemburgo – è stato Valdis Dombrkovskis, numero due della Commissione europea.

Dombrovskis ha affermato che una intesa è stata raggiunta riguardo alla necessità di modificare la direttiva bancaria che disciplina il bail-in, la BRRD:

“La nostra intenzione è di creare una nuova classe di titoli obbligazionari che permettano di analizzare meglio i rischi”.

L’introduzione di questo nuovo bond è spiegata nel capitolo del comunicato dell’Ecofin “Creditor hierarchy in insolvency proceedings”.

L’intento, spiega Dombrowkis, è quello di “fornire maggiore chiarezza” agli investitori di una determinata banca, riguardo ai rischi che correrebbero nel caso in cui sottoscrivessero un bond della banca stessa e nel caso in cui si trovassero poi a dover condividere le perdite in base a quanto statuito dalla direttiva sul bail-in”.

Bail-in: in cantiere i bond “bailinable”

Per fornire tale chiarezza, si legge nel comunicato, verrà creata una nuova categoria di obbligazioni “non-preferred senior debt”.

Chi decidesse di acquistare questi bond vedrebbe azzerato il proprio investimento solo dopo il contributo di tutti gli azionisti e obbligazionisti junior non privilegiati, ma prima di altri obbligazionisti privilegiati e dei depositanti.

Un articolo di Reuters fa il punto della situazione e ricorda come, in base alle nuove regole che vennero adottate dopo la crisi dei debiti sovrani in Eurozona degli anni 2010-2012, alle banche venne richiesto di emettere debiti, dunque bond, volti proprio ad assorbire le perdite in caso di liquidazione.

L’emissione di tali bond avrebbe dovuto ridurre i costi dei contribuenti. Tuttavia, fino a oggi tale emissione non è avvenuta in linea con le attese.

Con l’accordo dello scorso 16 giugno, i ministri hanno dato così praticamente il via libera a nuove regole sul bail-in capaci di stabilire una sorta di certezza di quello che potrebbe essere il danno futuro che ricadrebbe sui risparmiatori a seconda dei bond detenuti. Non che una classifica in tal senso non sia presente: ma alcuni dettagli, soprattutto riguardo al tipo di obbligazione detenuta, generavano ancora molta confusione.

Ora si punta chiaramente a portare le le banche ad accelerare l’emissione di nuovi bond “bailinable”, praticamente bond sottoposti a bail-in, che possano dare alla banca un ulteriore cuscinetto in caso  di crisi.

Non solo bail-in. Ecofin apre a posticipo Ifrs 9

La modifica è anche una risposta a quanto previsto dall’Eba, Autorità bancaria europea, che ha stimato di recente che le principali banche europee dovranno incrementare l’emissione di questi bond di circa l’11% per conformarsi ai requisiti legali, entro il 2019.

Si tratta di una intesa che è stata raggiunta in seno all’Ecofin tra i ministri delle finanze e che, per diventare legge, deve essere approvata dal Parlamento europeo.

Nel suo comunicato dello scorso 16 giugno, l’Ecofin ha concordato anche di posticipare l’applicazione della IFRS 9, nuova normativa contabile che si applica al calcolo delle perdite che le banche subiscono a causa dei crediti deteriorati.

L’entrata in vigore di tale norma era attesa per il 2018. Ma i ministri delle finanze hanno deciso di lanciare un periodo di transizione di cinque anni per impedire che una sua rigida applicazione finisca con il nuocere alle banche.

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