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Ecco alcune eccezioni alle regole base degli Etf

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Il detto “l’eccezione conferma la regola” vale anche per gli Etf. Ebbene sì, nonostante questi strumenti siano trasparenti, in quanto permettono di conoscere giorno per giorno l’esatto andamento dei propri investimenti, si possono verificare delle anomalie. In certi casi, l’Etf non segue infatti le regole standard del sistema, ma si comporta in modo diverso e apparentemente inspiegabile. Le regole base che potrebbero essere infrante dagli Etf, generando delle eccezioni, sono sostanzialmente quattro. In primo luogo, durante il trading giornaliero, l’Etf potrebbe trattare temporaneamente a sconto o a premio rispetto al suo patrimonio netto (Nav). Questo può succedere nel caso in cui si effettua un ordine di acquisto (o di vendita) consistente attraverso il mercato secondario, ossia direttamente in Borsa senza appoggiarsi a un market maker. Infatti l’Etf che scambia nel canale di arbitraggio viene spinto verso il suo Nav riflettendo l’andamento degli ordini ricevuti. Si capisce dunque che ordini di grande portata ed eseguiti direttamente in Borsa possono creare durante la giornata di trading uno scostamento tra il prezzo dell’Etf e il suo Nav.
Può succedere anche che la performance giornaliera dell’Etf non sia uguale a quella dell’indice sottostante, senza possibilità di correzione fino al giorno successivo di trading. Questa eccezione si verifica a chiusura dei mercati finanziari, soprattutto quando si ha una diversa tempistica di chiusura dell’Etf (ora di chiusura di Piazza Affari) e di quella dell’indice sottostante su una Borsa straniera. Più è ampio il fuso orario, maggiore è la probabilità di divergenza tra le due performance giornaliere.
La terza eccezione riguarda la liquidità di un Etf che non rispecchia quella dell’indice sottostante. Generalmente, i market maker e gli arbitraggisti trasferiscono la liquidità dell’indice sottostante all’Etf. Questa regola si infrange nel caso in cui si tratti direttamente in Borsa e dunque senza l’appoggio dei market maker o quando l’indice sottostante è chiuso (Borse con tempi di chiusura diversa da quelli di Piazza Affari) e quindi per definizione la sua liquidità è pari a zero. Per quanto riguarda l’ultima eccezione, non sempre è meglio trattare a uno spread stretto piuttosto che largo. Ciò si manifesta soprattutto in scambi di piccola entità e sugli Etf obbligazionari.