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Il Dragone rialza la testa. Il caso Alibaba ha messo in luce la forte domanda di asset cinesi

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All’inizio del 2016 i timori legati alle aspettative di un rallentamento della crescita cinese sono stati la principale causa di instabilità e volatilità dei mercati finanziari. Il continuo declino dei prezzi del petrolio è stato in parte attribuito proprio alla Cina, che molti osservatori ritenevano essere in caduta libera. Ma non è affatto così. “La crescita del Dragone – spiega Simon Fasdal, Head of Fixed Income Trading di Saxo Bank – è senza dubbio più bassa del passato ma, rispetto all’Europa, il Paese sta crescendo, segnando un incremento del Pil del 6,6% nel secondo trimestre del 2016, quando l’Eurozona in media cresce solo dell’1,5%“. Sempre Fasdal osserva che, inserita nel contesto della crescita bassa o addirittura negativa di altre economie emergenti (per esempio, il Brasile e la Russia), la performance della Cina deve essere guardata con occhi diversi.
Scorte cinesi
Ma vediamo le ragioni di questa intonazione. Come spiega lo strategist di Saxo i bassi prezzi del petrolio rappresentano in realtà un beneficio chiave per la Cina. “Il fatto che il mondo stia annegando nel petrolio ha distolto l’attenzione da alcuni fattori positivi legati al Pil – dice Fasdal – Ma ricordiamo che i prezzi bassi hanno consentito all’economia cinese di risparmiare miliardi di dollari, dal momento che la Cina è uno dei principali importatori di petrolio al mondo”. Questo è anche uno dei motivi per cui la Cina ha accumulato greggio negli ultimi due anni, portando le scorte strategiche a livello record.
Credit bomb scongiurato
Poiché stiamo entrando in una fase migliore, con indicatori in (seppur lenta) crescita, è utile cercare di capire se ci sono altre nuvole all’orizzonte. Non c’è dubbio, come riportato dagli stessi leader cinesi all’apertura del G20, che l’economia mondiale non è ancora al sicuro. “Tuttavia, se ci focalizziamo esclusivamente sulla Cina, notiamo qualche piccolo sviluppo – spiega Fasdal – Per esempio, gli indicatori segnano un miglioramento e il mese di ottobre potrà confermare se si è verificata davvero un’inversione di rotta“. Gli ottimisti mettono l’accento sul fatto che la Cina è riuscita a gestire il deprezzamento del renminbi e allo stesso tempo a stabilizzare la riserva Forex, che era uno dei principali timori degli investitori a metà del 2005. “La paura di un credit bomb, diffusasi lo scorso aprile, sta scomparendo e i differenziali si sono ridotti grazie anche a un sentimento generale positivo nei confronti di tutti i Mercati emergenti“, dice Fasdal.
E’ iniziata una fase positiva
Questi fattori, uniti al piccolo incremento degli indici di attività, sono segnali dell’ingresso in una nuova, positiva (seppur ancora limitata), fase dell’economia cinese, anche se i rischi sono ancora innumerevoli. “Senza sottovalutare i rischi, le riforme strutturali su cui la Cina ha lavorato molto, compresa la ristrutturazione delle imprese statali, potrebbe portare presto benefici – dice lo strategist – Insieme all’apertura delle Borse di Shanghai e Shenzen alla globalizzazione, questi fattori potrebbero davvero rivitalizzare l’economia e portare nuovi capitali stranieri, che sono di estrema importanza per la prosperità futura del Paese“. Ma gli investitori intendono entrare nel mercato cinese? “Pensiamo all’emissione di bond Alibaba di fine 2014, che ha battuto tutti i record toccando quota 8 miliardi di dollari nonostante il mercato facesse speculazioni sull’eventualità di una domanda insufficiente – dice Fasdal – L’eccesso di domanda è stata invece di 7,2 volte l’offerta con ordini per 57 miliardi di dollari. In questo, e in altri casi, il problema non è certo la domanda”.