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Draghi: tassi bassi per un periodo esteso di tempo. Occhio a frase scomparsa da comunicato Bce

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La Bce ha snobbato le critiche arrivate da ogni parte contro la strategia inaugurata sotto l’egida di Mario Draghi, attraverso il piano QE e i tassi negativi.  Proprio qualche ora fa era intervenuto lo stesso ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, invitando la Banca centrale europea a muoversi “presto per uscire” dalla politica monetaria accomodante. Così Schaeuble aveva detto: “Più a lungo i tassi di interesse saranno lasciati a livelli molto bassi, maggiore sarà il danno“. 

Ma, di nuovo, Draghi ha scelto di andare dritto per la sua strada. Nel comunicato con cui la Bce ha motivato la decisione di lasciare il tasso principale di riferimento allo zero, e i tassi sui depositi negativi a -0,4%, non c’è nessuna indicazione che lascia pensare all’avvio di un tapering. Tutt’altro: Draghi è pronto a schiacciare anche ulteriormente il pedale del Quantitative easing, nel caso in cui l’outlook dovesse peggiorare. 

Il numero uno della Bce ha praticamente minimizzato il rialzo dell’inflazione – che in Eurozona ha superato il target dell’istituto -, sottolineando che la componente core rimane comunque debole e che la crescita dell’area euro sconta la lentezza con cui i governi stanno portando avanti le necessarie riforme economiche. 

Draghi ha ammesso che i rischi che incombono sull’outlook economico sono “meno pronunciati”. Ma ha anche aggiunto che gli stessi rischi rimangono “rivolti” verso il basso. E questo significa che l’economia dell’Eurozona ha ancora bisogno che la politica monetaria rimanga “accomodante”, per consentire un ritorno solido dell’inflazione, che non abbia un valore solo episodico. Un appello è stato lanciato ai governi dell’area, affinché agiscano sul fronte fiscale, con provvedimenti che siano “orientati alla crescita“. 

Il recupero dei fondamentali europei è stato certificato dalle nuove stime sul Pil e sull’inflazione diffuse dallo staff della Bce. L’inflazione ora è attesa, per il 2017, in crescita dell’1,7%, rispetto al +1,3% atteso nelle proiezioni di dicembre. Per il 2018, le stime sull’inflazione sono state aumentate dall’1,5% all’1,6%, e per il 2019 l’outlook è stato lasciato invariato all’1,7%. Riguardo al Pil dell’area euro, la Bce prevede per il 2017 una crescita dell’1,8%, superiore al +1,7% inizialmente atteso; per il 2018, le previsioni sono state alzate all’1,7% dall’1,6%. Invariato l’outlook per il 2019, per cui si prevede un rallentamento della crescita del Pil a +1,6%. 

Immediata la reazione dei mercati, con i bond europei che hanno guardato con favore alle parole di Draghi: acquisti sui bond francesi, italiani e spagnoli, con gli investitori che si sono riposizionati in generale sugli asset della periferia dell’Eurozona. I tassi sui BTP decennali sono scesi, mentre Draghi parlava, sei punti base al 2,209%, quelli francesi di 2,4 punti base all’1,004%. In crescita invece i tassi decennali sui Bund tedeschi, che sono saliti allo 0,42%, al record in oltre un mese e in rialzo di quasi +14%, scontando ila revisione al rialzo da parte della Bce delle stime sul Pil e sull’inflazione del 2017 e del 2018. 

L’euro è balzato al massimo intraday di $1,0615, tuttavia, dopo che Draghi ha riferito che il Consiglio direttivo non ha discusso l’eventualità di ricorrere a un nuovo round di operazioni di rifinanziamento di lungo termine, note come TLTRO. Prima della conferenza stampa, l’euro viaggiava attorno a $1,0558. Il banchiere ha smorzato i timori sul rischio della fine dell’euro, con la moneta unica definita “irrevocabile”.

C’è tuttavia qualcosa che ha detto Draghi, e che i mercati potrebbero far fatica a digerire. Nel confermare che l’Eurozona ha ancora bisogno di una politica monetaria molto accomodante, ovvero di stimoli monetari, il numero uno della Bce ha ammesso che non esiste più “un senso di urgenza”riguardo alla possibilità di dover intervenire in modo ulteriore utilizzando tutti gli strumenti a suo disposizione. Proprio questa frase, “all the instruments at its disposal” è stata rimossa. 

Alla domanda sulle critiche che Peter Navarro, consigliere al Commercio di Donald Trump, ha rivolto alla Germania sul surplus commerciale, Draghi ha preso le difese dei tedeschi, affermando di non individuare alcun motivo per cui Berlino dovrebbe essere attaccata, mentre sull’incognita delle elezioni in diversi paesi dell’Europa, nel corso del 2017, ha riconosciuto che non è possibile, al momento, comprendere il modo in cui tali eventi potrebbero produrre effetti sull’economia. Riferimento anche alla Brexit, che finora a suo avviso non ha avuto conseguenze negative.