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Draghi: ripresa rimane fragile. Banche, servirebbe meccanismo risoluzione come negli Usa

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La ripresa economica nell’Eurozona rimane fragile e la disoccupazione è ancora elevata. Lo ha detto il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, alla riunione dell’associazione degli industriali tedeschi a Berlino, aggiungendo che viste le prospettive complessive di inflazione modesta nel medio termine, il Consiglio Direttivo della Bce si aspetta che i tassi di interesse restino per un lungo periodo di tempo al livello attuale o più basso, confermando così che l’orientamento di politica monetaria rimarrà accomodante finché sarà necessario. L‘Omt, ossia l’annunciato piano di acquisto bond ha aiutato, a detta di Draghi, il miglioramento dei mercati ma la priorità rimane la ripresa dei prestiti al settore privato.

Il numero uno dell’Eurotower ha però voluto mettere l’accento sul fatto che i livelli dei rischi sistemici sono scesi ai livelli precedenti la crisi del 2011. Per il governatore, i costi del debito per la maggior parte dei governi sono tornati a livelli più sostenibili mentre quello del rifinanziamento delle banche nei paesi sotto stress è migliorato notevolmente, anche se questo non si riflette ancora appieno sul costo del credito. La situazione è migliorata, ha detto, e questo miglioramento aiuta a inviare agli investitori il segnale che il livello del debito governativo si stabilizzerà e scenderà in futuro. Anche se, ha proseguito Draghi, il livello medio del debito resta troppo alto, attorno al 95% del Pil. E questo significa che gli sforzi di consolidamento dovranno continuare nei prossimi anni.

Per il presidente dell’istituto centrale, è necessario ora andare avanti con politiche economiche sostenibili degli Stati membri, aumentando la competitività delle nostre economie e completando l’architettura economica e monetaria. E proprio su quest’ultimo punto, Draghi ha voluto insistere sul bisogno di completare l’unione bancaria con un forte meccanismo unico di risoluzione: Draghi, più nel dettaglio, spera che con l’unione bancaria si avrà un forte meccanismo di risoluzione unica che permetta di chiudere le banche non più sostenibili senza rischi alla stabilità finanziaria, come avviene negli Stati Uniti. Questo faciliterà, a suo dire, una ripresa più veloce dalle crisi bancarie e la fornitura di credito più stabile a imprese e famiglie.