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Draghi pronto a risfoderare arma QE in caso di shock. L’attenti di Summers a Bce e Fed

La questione che ha ossessionato la politica monetaria per la generazione precedente la crisi finanziaria – ovvero la necessità di evitare l’inflazione – non è più prioritaria – ha detto …

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L’ex segretario al Tesoro Usa Lawrence Summers mette sull’attenti le banche centrali dei paesi avanzati in occasione del forum organizzato dalla Bce a Sintra, in Portogallo. Forum dove prende la parola il numero uno della banca centrale europea, Mario Draghi.

Apparentemente, Draghi condivide la stessa linea di Summers: intanto, nel suo discorso di apertura dell’evento, sottolinea che “la politica monetaria rimarrà paziente, persistente, prudente”, tutti aggettivi che ha proferito già diverse volte, in passato. Inoltre, la rassicurazione ai mercati, vittime in questi giorni delle tensioni alimentate dalla guerra commerciale Usa-Cina, diventano più incisive nel momento in cui il banchiere centrale promette che la stessa arma del Quantitative easing di cui, seppur in modo da colomba, è stata decretata la fine la scorsa settimana, potrebbe essere tornata a essere sfoderata in caso di shock  che colpissero l’Eurozona. Stessa cosa per i tassi di interesse, il cui rialzo potrà benissimo essere posticipato.

D’altronde, sebbene la Bce abbia sicuramente più fiducia nella ripresa dell’inflazione, i rischi al ribasso sulla crescita dell’economia non sono pochi: tra questi, c’è il rialzo dei prezzi del petrolio, ma c’è anche l’aumento della volatilità sui mercati finanziari. Per non parlare, appunto della minaccia di assistere a politiche economiche sempre più improntate al protezionismo.

Insomma, come dice Draghi da Sintra, “l’economia dell’Eurozona continua ad andare avanti nel percorso di crescita, ma l’incertezza permea l’outlook economico“. Ancora: “l’incertezza sull’outlook della crescita è recentemente aumentata”.

Ed è così aumentata che ora, a tornare in auge, è anche la parola recessione.

E’ in questo contesto che vanno lette le dichiarazioni proferite da Larry Summers, che hanno avuto come destinatario non solo la Bce, ma anche la Fed e le banche centrali dei paesi avanzati. Questi paesi, ha sottolineato, sono male attrezzati per contrastare un’altra recessione, sia da un punto di vista economico che politico.

Di conseguenza, le banche centrali dovrebbero essere caute nell’alzare i tassi di interesse solo al fine di controllare l’inflazione.

“La questione che ha ossessionato la politica monetaria per la generazione precedente la crisi finanziaria – ovvero la necessità di evitare l’inflazione – non è più prioritaria”,  ha detto Summers, intervistato da Bloomberg Television. La priorità ora è “garantire una crescita solida e raggiungere la piena occupazione”.

“Le crisi accadono – ha continuato – E quando capitano, la strategia è di tagliare i tassi di interesse di 500 punti base“.

Solo che “la prossima volta non ci sarà questo spazio di manovra a disposizione”.

Sull’ossessione di voler controllare l’inflazione, l’ex segretario al Tesoro Usa avverte che gli effetti di una nuova recessione “farebbero impallidire, in quanto eccessivamente superiori, tutte le eventuali conseguenze che un’inflazione lievemente superiore al 2% scatenerebbe”.

Dunque, cosa dovrebbero fare le banche centrali?

Per Summers, dovrebbero darsi una calmata e aspettare prove incontrovertibili di eventuali minacce di una crescita veloce delle spinte inflattive. Il problema comunque non sussiste, visto che, a suo avviso, l’economia vive piuttosto una stagnazione secolare, ovvero un periodo prolungato di bassa crescita.

“Alcune persone ritengono che le economie stiano crescendo, e che la teoria della stagnazione secolare sia errata – ha spiegato Summers – Io ho una view esattamente opposta. E’ stato necessario, d’altronde, un enorme stimolo fiscale per far crescere le economie  e questo dimostra la validità delle tesi sulla stagnazione secolare”.