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Draghi promette una Bce espansiva ancora a lungo. Per contrastare protezionismo serve Europa più unita

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La fine del QE non segna un cambio di rotta della Bce, anzi. A quasi un mese di distanza dall’annuncio sul QE lo scorso 14 giugno, Mario Draghi conferma l’impostazione ancora espansiva che intende mantenere la Bce con tassi che non si muoveranno almeno fino all’estate 2019.
“La fine prevista del piano di quantitative easing a fine 2018 non significa che la politica monetaria della Bce cessi di essere espansiva – asserisce Mario Draghi, presidente della Bce, nel discorso tenuto oggi presso il Parlamento Europeo – .La politica monetaria dovrà continuare ad accompagnare l’espansione economica per qualche tempo – aggiunge Draghi – . Abbiamo pertanto ribadito la nostra politica di reinvestimento e migliorato la nostra guidance futura sui tassi di interesse chiave. Intendiamo mantenere la nostra politica di reinvestimento dei titoli in scadenza acquistati nell’ambito dell’APP per un lungo periodo di tempo dopo la fine dei nostri acquisti di attività nette, e in ogni caso per il tempo necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di sistemazione monetaria”.

Per contrastare al meglio l’avanzata di tendenze protezioniste, il banchiere ritiene essenziale che l’Europa si mostri sempre più unita. In tal senso è auspicabile un’ulteriore integrazione. “Gli sforzi degli ultimi anni hanno reso l’Unione Monetaria più resistente agli shock – rimarca Draghi – Tuttavia, la nostra unione resta ancora incompleta e vulnerabile. In tempo di accresciuta incertezza globale, è più importante che mai che l’Europa rimanga unita”.

Fondamentali economia rimangono solidi nonostante rallentamento a inizio anno

“L’economia dell’area dell’euro è cresciuta dello 0,4% durante il primo trimestre del 2018, segnando cinque anni di espansione economica continua – ha detto il numero uno della Bce- . I fondamentali economici sottostanti rimangono solidi, nonostante un certo rallentamento nella crescita all’inizio dell’anno”. In prospettiva, le ultime proiezioni macroeconomiche dello staff dell’Eurosistema prevedono una crescita media annua del 2,1% nel 2018, 1,9% nel 2019 e 1,7% nel 2020. “Mentre le incertezze legate a fattori globali, compresa la minaccia di un maggiore protezionismo, sono diventate più importanti, i rischi le prospettive di crescita dell’area dell’euro rimangono sostanzialmente bilanciate”, ha detto Draghi.

L’inflazione è attesa in accelerazione in virtù della crescita economica che, abbinata alla capacità inutilizzata nel mercato del lavoro in progressivo riassorbimento, dovrebbe supportare la crescita dei salari. Per i prossimi 3 anni le previsioni della Bce sono di inflazione all’1,7%, quindi prossima al target del 2%.