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Draghi prima di Jackson Hole difende QE e cita Keynes. Nulla su Quantitative Tightening

“Gli aggiustamenti, mai semplici, richiedono una valutazione delle nuove realtà senza pregiudizi, in modo onesto e con occhi aperti, che non sia gravata dalla difesa di paradigmi precedentemente stabiliti”.

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Mario Draghi, numero uno della Bce, parla dalla città tedesca di Lindau, in occasione del Lindau Meeting on Economic Sciences e difende gli stimoli monetari lanciati dalla Banca centrale europea citando una frase di John Maynard Keynes. Il suo discorso precede quello che terrà nel corso del meeting di Jackson Hole, nello stato dello Wyoming, nei giorni 24-26 agosto.

Draghi sottolinea che “si fa spesso riferimento alle parole con cui Keynes affermava che, ‘quando i fatti cambiano, io cambio il mio modo di pensare. E lei, Sir, che fa?‘ Bene, per le autorità di politica monetaria, la situazione non è così semplice, ed è la ricerca che ci aiuta a decidere se un cambiamento nei fatti meriti una risposta o, così come diciamo, una osservazione…”.

Continuando nel discorso, Draghi afferma: “Quando il mondo cambia come è accaduto 10 anni fa, le politiche, soprattutto quelle monetarie, hanno bisogno di essere sottoposte ad aggiustamenti. Tali aggiustamenti, mai semplici, richiedono una valutazione delle nuove realtà senza pregiudizi, in modo onesto e con occhi aperti, che non sia gravata dalla difesa di paradigmi precedentemente stabiliti, che hanno perso ormai un qualsiasi potere esplicativo”.

L’euro, rafforzatosi con il discorso del numero uno della Bce, accelera al rialzo beneficiando dei dati macro provenienti dal fronte macroeconomico dell’Eurozona, che vedono protagonisti i numeri sul PMI manifatturiero, migliori delle attese.

Le parole di Draghi hanno apparentemente un effetto rialzista anche sui tassi dei principali titoli di Stato dell’area euro.

Ma con il passare dei minuti si comprende che il rialzo della moneta unica è legato soprattutto alle buone notizie in arrivo dal fronte macro, e che la tensione sui tassi riflette il maggior ottimismo sull’economia. Non nel caso dell’Italia, però.

Così si legge in una nota di MPS Capital Services su quanto sta accadendo ai BTP italiani. Lo spread (in rialzo oltre 173 punti, a fronte di tassi ben oltre il 2%), “è in marcato allargamento anche verso la Spagna, a fronte di volumi sul Btp future decennale che sono bruscamente balzati su livelli mediamente elevati, quasi a sancire la fine del periodo estivo. A richiamare l’attenzione degli operatori soprattutto l’imminente ripresa del flusso di emissioni sul primario, insieme all’inizio del clima elettorale (con le elezioni federali in Germania) che potrebbe scaldarsi dopo la pausa estiva. Accanto a ciò, anche il fatto che si è esaurito l’effetto supporto esercitato dalle ricoperture, nel corso dell’estate, dell’eccesso di posizioni corte che si era venuto a creare tra marzo ed aprile, ossia durante la fase elettorale francese, sul timore di vittoria della Le Pen”.

Tra l’altro, i BTP rischiano non poco con un eventuale tapering del piano di Quantitative easing di Draghi che si basa sull’acquisto di diversi asset, tra cui titoli di Stato dell’Eurozona.

Tornando a Draghi, il numero uno della Bce ha affrontato oggi a Lindau la questione del rapporto tra la ricerca e le decisioni di politica monetaria prese dalle banche centrali:

“Anche la ricerca economica è stata interessata da una evoluzione sul modo in cui le banche centrali dovrebbero rispondere a una crisi imminente, soprattutto quando i loro strumenti standard di politica monetaria, tipicamente i tassi di interesse di breve termine, testano la parte più bassa del range ritenuto efficace. A un livello inferiore, le politiche accomodanti non possono essere realizzate attraverso ulteriori riduzioni dei tassi di interesse a breve termine, e quindi le stesse politiche devono diventare non standard“.

“Una opzione- continua Draghi – è fare affidamento sulla forward guidance, per esempio promettendo di mantenere i tassi di interesse bassi per un periodo di tempo più esteso in futuro. Se credibili, tali impegni riducono i tassi di interesse di più lungo termine e forniscono stimoli economici anche se i tassi di interesse correnti rimangono invariati”.

Detto questo, “sebbene la forward guidance sia uno strumento utile, le ultime ricerche hanno messo in luce che la sua efficacia può essere migliorata, se combinata con politiche monetarie non standard”, dunque straordinarie come quelle messe in atto da Draghi negli ultimi anni.

Con queste parole, Draghi lancia un messaggio alle banche centrali e anche agli economisti, invitandole a essere consapevoli delle lacune che possono essere presenti nelle loro conoscenze:

“I nostri principali modelli macroeconomici hanno ancora poco da dire, per esempio, riguardo alla propagazione non lineare degli choc e gli effetti distributivi delle politiche”.

D’altronde, “in primo luogo gli choc improvvisi spesso mettono in evidenza i difetti delle nostre politiche e sfidano il potere esplicativo delle teorie esistenti in modi che, in precedenza, sono stati ignorati. Ma l’analisi condotta dai ricercatori e adottata dalle autorità politiche rimane essenziale nello stilare una risposta. In secondo luogo, la risposta delle autorità politiche che abbia il suo fondamento in una ricerca rigorosa è meno propensa a essere intaccata da compromessi politici e più semplice da spiegare al pubblico”.

Un discorso, quello di Draghi, piuttosto accademico, che non è riuscito a far trapelare nulla su quelle che potrebbero essere le prossime mosse della Bce, soprattutto in merito a un eventuale tapering del QE (Quantitative easing).

Così Kully Samra, UK managing director presso Charles Schwab, parla a tal proposito dello scenario di un Quantitative Tightening, in Usa e in Eurozona.

“La tentazione di vedere nell’imminente meeting dei banchieri centrali di Jackson Hole il momento in cui si passerà dall’era del Quantitative easing (QE) a quella del Quantitative Tightening (QT) esiste, con quest’ultima opzione che implicherebbe una graduale riduzione (anche) di titoli di stato britannici dalle principali banche centrali del mondo. La Federal Reserve sarebbe al timone, e maggiori dettagli sul piano QT  dovrebbero arrivare con l’intervento di Janet Yellen. Crediamo che la Fed non abbia voglia di sconvolgere i mercati finanziari, che si trovano in un territorio inesplorato, dal momento che lo smobilizzo di $4,5 trilioni di asset non è mai avvenuto nella storia“.

La nota continua sottolineando che “il discorso di Mario Draghi sarà attentamente monitorato per eventuali indicazioni sulla possibilità che il sipario sull’esperimento QE della Bce stia calando. Tuttavia, l’Unione europea ha di fronte a sé sfide molto diverse da quelle dell’economia Usa e non è ancora entrata nella fase delle strette monetarie. Un segnale fermo che indicasse che la Bce è propensa a seguire la stessa strada della Fed farebbe accelerare la volatilità e Draghi farebbe il possibile per difendere la crescita dell’Eurozona da conseguenze negative. Vista l’esperienza del “Taper Tantrum” degli Stati Uniti, crediamo che qualsiasi discorso di Draghi sarà cauto. Su base relativa, continuiamo a credere che l’azionario Usa sia appetibile rispetto a quello europeo, visto che gli Stati Uniti hanno superato l’iniziale ostacolo provocato dal passaggio dal QE al QT”.