Draghi parla, nessun assist all’euro. Moneta unica scende da $1,07, si sgonfiano i rumor

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Da Mario Draghi nessuna conferma o smentita sui rumor delle ultime ore, secondo cui la Bce potrebbe decidere di alzare i tassi anche prima della fine del Quantitative easing. Dopo essere balzato al record in oltre quattro settimane nei confronti del dollaro, sulla scia delle indiscrezioni che hanno scatenato violenti movimenti sui mercati, l’euro torna sotto la soglia di $1,07.

La moneta unica oscilla nei pressi del supporto immediato, che gli analisti individuano vicino alla media mobile degli ultimi 100 giorni, in area $1,0675-70. In mancanza di un assist di Draghi, che non ha parlato di politica monetaria, gli investitori optano per la cautela e tentennano a posizionarsi long sulla valuta. Piatto il rapporto euro-dollaro, a $1,0671. 

Il motivo dell’esitazione è da ravvisare ancora una volta nell’incertezza per l’esito delle elezioni francesi: incognita che, secondo alcuni strategist, lascerà l’euro alla mercè della volatilità. Tra l’altro Reuters ha diffuso i risultati di un sondaggio a cui hanno partecipato diversi trader del money market, e da cui emerge che la grande maggioranza ritiene che l’istituto guidato da Mario Draghi non alzerà i tassi prima di porre fine al piano di Quantitative easing.

A questo bisogna aggiungere l’intervista rilasciata al Wall Street Journal da Jan Smets, numero uno della Banca centrale del Belgio e membro del Consiglio direttivo della Bce che ha prontamente negato le indiscrezioni, secondo cui la Bce starebbe valutando una exit strategy dalla sua politica ultra accomodante.

Recupera dunque il dollaro, reduce dalle tre sessioni di perdite peggiori dall’inizio di dicembre, anche in vista della decisione della Fed che si conoscerà dopodomani, mercoledì 15 marzo, alla fine della riunione del Fomc. L’adozione di una nuova manovra di politica monetaria restrittiva viene data praticamente per certa dai trader, se si considera che la probabilità data all’evento dai futures sui fed funds è superiore al 90%.

Tornando a Draghi, nel dare il via alla conferenza “Fostering Innovation and Entrepreneurship in the Euro area” , il numero uno della Bce non ha fornito alcuna indicazione sulla strategia che la Bce intende intraprendere.

Il banchiere ha piuttosto invitato l’Eurozona a spingere maggiormente sul pedale della produttività. ” Ci sono diverse ragioni per cui affrontare la debole crescita della produttività, nell’area euro, è oggi una priorità”.

Il numero uno della Bce ha detto di ritenere che fare progressi nell’innovazione non è sufficiente: “Ugualmente importante per l’area euro è facilitare e incoraggiare la diffusione della nuova tecnologia dalle aziende” che sono più avanti a quelle che sono rimaste indietro. “Nel diffondere in modo migliore la tecnologia di cui già disponiamo nell’area euro, potremmo assistere a guadagni rilevanti della produttività. In poche parole, c’è ancora tanto che possiamo fare ancora per invertire il percorso di indebolimento della produttività su base aggregata e scacciare il pessimismo sul nostro futuro“. 

Per Draghi, la crescita della produttività in Eurozona è frenata in quanto sono troppo poche le aziende che stanno adottando le nuove tecnologie. 

“Una crescita più elevata della produttività è vitale anche per salvaguardare il modello economico dell’Europa di alti salari e protezione sociale, e dunque contrastare quel senso di incertezza economica che al momento prevale in diverse economie avanzate”.