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Draghi dà la carica ai tori, euro sfonda $1,20. Per Morgan Stanley ancora sottovalutato

Sui principali mercati finanziari domina l’avversione al rischio, ma non sull’euro, che sta ignorando le preoccupazioni che arrivano dal fronte geopolitico.

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Alta tensione sui mercati. La Corea del Nord continua a sfidare il mondo e lancia un nuovo missile che sorvola il Giappone. Tonfo del dollaro, con gli investitori che fanno incetta di yen ma anche di euro, scommettendo su un outlook bullish in previsione della prossima riunione della Bce, prevista per il prossimo 7 settembre.

La moneta unica sfonda la soglia di $1,20, testando il record in due anni e mezzo. Il dollaro cede anche nei confronti dello yen, scivolando al minimo degli ultimi quattro mesi, sotto JPY 109; non è solo il timore di un’escalation delle tensioni tra Donald Trump e Kim Jong-un ad affossare le quotazioni del biglietto verde.

Come fa notare Esther Maria Reichelt, strategist del forex presso Commerzbank, a Francoforte:

“Il mercato sta ancora digerendo i commenti che Mario Draghi (numero uno della Bce) ha rilasciato da Jackson Hole, mentre l’outlook dell’economia Usa appare complicato, viste le preoccupazioni sul budget e la minaccia di un imminente shutdown”. Minaccia che si è intensificata in particolare dopo che, in un discorso proferito lo scorso 22 agosto, Trump ha ribadito tutta la sua intenzione di provocare una paralisi delle attività federali, in caso di mancata erogazione, da parte del Congresso, di finanziamenti per il Muro con il Messico.

Sui principali mercati finanziari, domina l’avversione al rischio, ma non sull’euro, che sta ignorando le preoccupazioni che arrivano dal fronte geopolitico.

Sulla valuta incide ancora l’effetto Draghi che, venerdì scorso, ha scelto non solo di non rivelare informazioni su un possibile tapering del Quantitative easing, ma che si è astenuto anche dal fare commenti sul recente apprezzamento dell’euro. Un apprezzamento che rischia di minare la competitività delle aziende dell’Eurozona, proprio in un momento in cui si può parlare, finalmente dopo anni di crisi, di recupero dei fondamentali economici.

Un eventuale calo delle esportazioni sarebbe uno schiaffo per la crescita di diversi paesi, inclusa l’Italia. I timori sono più che giustificati, se si considera che l’euro è salito di oltre +14% nei confronti del dollaro, quest’anno, e che ad agosto ha segnato un rialzo +1,5% nei confronti del dollaro, confermandosi la migliore valuta tra quelle dei paesi del G10.

La corsa non sarebbe neanche finita. Tutt’altro: Reuters riporta che gli strategist di Morgan Stanley rimangono bullish sull’euro, individuando una resistenza -comunque lieve- attorno a $1,2280. Gli esperti ritengono che i gestori delle riserve globali siano ancora “underweight”, sottopesati sull’euro:

“L’euro è reduce da una situazione in cui è stato sottovalutato in modo estremo, a parità di potere di acquisto,  e noi riteniamo che gli investitori di lungo termine lo stiano ancora sottopesando”.

La moneta è in volata anche nei confronti della sterlina, con il cambio EUR-GBP che è schizzato al record dall’ottobre del 2016, a 92,83 pence.

Più in generale, guardando alla seduta odierna, la corsa agli asset rifugio avvantaggia l’oro, che balza oltre $1.320 l’oncia testando nuovi record.

Attenzione anche alla fiammata della volatilità, con il VIX che vola di oltre +22%.

Sell off sull’azionario, con l’indice Ftse Mib di Piazza Affari che segna un tracollo nei minimi della mattinata di -1,57%, attorno a 21.385, in preda all’accelerazione ribassista.