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Draghi invita le banche a rafforzare il patrimonio, Mps e Bpm le prime indiziate

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Mario Draghi è stato molto chiaro durante il suo intervento all’Assiom Forex di Verona. “Il rafforzamento patrimoniale delle banche italiane deve continuare, innanzitutto con la capitalizzazione degli utili”, ha esortato il governatore di Bankitalia aggiungendo che “appare inevitabile, non appena le condizioni di mercato lo consentiranno, che si ricorra anche al mercato dei capitali”. L’invito di Draghi si può così tradurre: pochi dividendi e aumenti di capitale in tempi rapidi, ovvero prima che vengano resi noti i risultati degli stress test. Il numero uno di Palazzo Koch ha inoltre dichiarato che il contenimento dei costi “consentirà quel recupero dei profitti che è necessario per il rafforzamento patrimoniale richiesto dai mercati e dalle nuove norme sul capitale”.


Le banche italiane, inoltre, dovranno agire con determinazione per ridurre l’incidenza dei costi sui ricavi complessivi e Draghi ha voluto fornire qualche suggerimento: “occorre razionalizzare le reti di vendita, semplificare le strutture produttive e cedere ulteriori attività non strategiche”. La moral suasion del governatore della Banca d’Italia si è subito sentita a Piazza Affari, dove il comparto bancario è il più penalizzato nella prima seduta della settimana: Banco Popolare cede l’1,71% a 2,53 euro, Unicredit l’1,39% a 1,848 euro, Intesa SanPaolo lo 0,82% a 2,418 euro, Ubi Banca lo 0,41% a 7,26 euro, Popolare di Milano lo 0,54% a 2,92 euro. Ma il titolo che soffre maggiormente è quello del Monte dei Paschi che lascia sul parterre l’1,88% a 0,964 euro. L’istituto di Rocca Salimbeni è da tempo il maggiore indiziato per lanciare un aumento di capitale, nonostante le continue smentite da parte del management.

A rilanciare la ricapitalizzazione di Mps ci ha pensato venerdì scorso Nomura, prendendo spunto  dalla norma, inserita nel Milleproroghe, che permetterà agli istituti di credito di trasformare le imposte anticipate in crediti di imposta, permettendogli di affrontare meglio i vincoli imposti da Basilea 3. “Noi vediamo adesso solidi livelli di Core Tier 1 (7,2% nel 2012 e 7,3% nel 2013), con un deficit di capitale di circa 900 milioni di euro dal precedente 1,8 miliardi”, ha scritto il broker giapponese secondo cui Mps dovrà però lanciare un aumento di capitale per ripagare i Tremonti Bond. “Assumendo 1 miliardo di euro di ricapitalizzazione, l’azione potrebbe trattare 8 volte gli utili previsti per il 2012 e non è da considerare a caro prezzo”.


Insieme ad Mps, l’indiziata maggiore è la Popolare di Milano. “tra le banche che vediamo a rischio di capitale – scrive Intermonte nella nota odierna – vi è la Bpm, per cui riteniamo possibile un aumento di capitale fino a 500 milioni per rimborsare i Tremonti Bond”. Diverso il discorso per le due big italiane del credito: Unicredit e Intesa SanPaolo che “riteniamo possano rafforzare ulteriormente il capitale attraverso i Coco Bond”. Questi ultimi sono obbligazioni bancarie ibride, convertibili in azioni solo se il Tier 1 della banca scendesse sotto la soglia del 6%, ovvero il limite minimo fissato dalle nuove regole di Basilea 3.