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Draghi e Dombrovskis riagitano spettro spread. Salvini: Ue pazza se aprirà procedura infrazione

Qualche giorno fa l’articolo di Bloomberg secondo cui “se l’Italia si dovesse comportare bene, il regalo di addio di Mario Draghi all’Europa potrebbe essere un aumento dei tassi”,

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Nuova carrellata di moniti e di rimproveri all’Italia: a lanciarli sono, ancora una volta, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il numero uno della Bce, Mario Draghi. Difficile credere che i nuovi “attenti” lanciati da Bruxelles e Francoforte riusciranno però a far cambiare idea al governo M5S-Lega.

Dalle pagine del Messaggero e della Stampa, il vicepremier leghista Matteo Salvini conferma l’impostazione dell’esecutivo – e dunque della manovra – prevedendo che una eventuale imposizione di sanzioni contro l’Italia “finirà per essere un danno più per l’Ue che per noi”.

“Come fanno a non capirlo? – sottolinea il vicepremier – Sono dei pazzi se davvero aprono contro il nostro Paese la procedura d’infrazione. Insorgerebbero 60 milioni di italiani”.

Salvini continua:

In Ue “facciano quello che credono, ma non devono farlo per un pregiudizio. Aspettino di vedere gli effetti che produrrà la manovra sull’economia, se funziona sulla crescita, io non ho nessuna moral suasion da fare. E’ giusto che la facciano Conte e Tria. Comunque noi la manovra non la cambiamo. Ci lascino lavorare e lo dico anche ad alcuni miei cari amici in Europa”.

In ogni caso il leader della Lega conferma la strategia che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte potrebbe decidere di adottare: ovvero quella, se proprio non si potrà evitarla, di convincere Bruxelles a lanciare una procedura di infrazione sul deficit, e non sul debito.

“E’ preferibile, ma sempre di assurdo stiamo parlando e finché non le vedo non concedo, la procedura sul deficit piuttosto che quella sul debito. Da quella sul deficit è più facile rientrare”.

Dalle pagine de “Il Sole 24 Ore”, in un’intervista, Valdis Dombrovskis fa fatica a trattenere la delusione per l’ostinazione dell’Italia ad andare dritta per la sua strada, senza apportare alcuna modifica alla manovra: “Il governo sfida le regole Ue, la manovra rallenta la crescita”.

Il numero due della Commissione europea ammette di essere preoccupato per le ripercussioni negative che la manovra – che è stata tanto sbandierata dal governo M5S-Lega come pro-crescita, per la sua natura ampiamente espansiva – potrebbe avere proprio sui fondamentali dell’economia italiana.

Dombrovskis parla infatti di una politica di bilancio “economicamente controproducente”. Ovvero?

“La Finanziaria – dice al Sole – ha preoccupato gli investitori e provocato un incremento dei rendimenti obbligazionari che a seconda della maturità sono saliti in un anno tra 1,0 e 1,5 punti percentuali. Gradualmente questo rialzo si sta trasferendo sulle condizioni di finanziamento e sull’accesso al credito nell’economia reale, alle aziende e ai consumatori. La fiducia sta peggiorando, con un impatto negativo sugli investimenti. In buona sostanza, l’atteso stimolo alla congiuntura per via di un aumento della spesa pubblica si sta trasformando in un ulteriore rallentamento dell’economia. Non per altro, abbiamo appena ridotto dall’1,3% all’1,2% la stima di crescita del 2019″.

Tra l’altro, “oggi stiamo assistendo a un peggioramento delle condizioni di finanziamento delle banche, a causa delle tensioni sui tassi di interesse. Ciò sta frenando la ripresa nel settore creditizio”.

Valdis Dombrovskis parla dunque dell’effetto spread sull’economia reale, così come fa, in occasione dello European Banking Congress, in corso a Francoforte, anche il numero uno della Bce, Mario Draghi.

Pochi giorni dopo l’articolo di Bloomberg, secondo cui “se l’Italia si dovesse comportare bene, il regalo di addio di Mario Draghi all’Europa potrebbe essere un aumento dei tassi”, il banchiere centrale torna a lanciare l’avvertimento sull’impatto dello spread sui fondamentali dell’economia, auspicando che i paesi indebitati proteggano le famiglie e le imprese dallo spread.

Chiari i moniti all’Italia anche nelle dichiarazioni con cui Draghi afferma che tutti i paesi dell’Ue dovrebbero rispettare le regole di Bruxelles e che i paesi ad alto debito non dovrebbero farlo salire ulteriormente.

E viene sempre più da pensare che, volente o nolenrte, a condizionare la politica monetaria della Bce sarà proprio l’Italia.

Nel discorso proferito oggi, il banchiere, a dispetto di quanto scritto nell’articolo di Bloomberg, nel fare riferimento a un possibile rallentamento dell’inflazione nell’Eurozona, ha aperto alla possibilità che eventuali peggioramenti dell’economia e del quadro possano prolungare la fase dei tassi a zero:

“Se le condizioni di liquidità dovessero inasprirsi o se si verificasse un deterioramento delle prospettive di inflazione, la nostra reazione sarebbe ben definita e si tradurrebbe in un aggiustamento del percorso atteso sui tassi di interesse”. Dunque, altro che rialzo dei tassi entro il prossimo anno. L’Italia potrebbe costringere Draghi a concludere il suo mandato senza aver alzato il costo del denaro neanche una volta.