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Draghi dice sì all’acquisto di bond. A dicembre attesa la riforma dell’Unione Europea

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Mario Draghi sdogana l’acquisto di bond di Stato da parte della Bce, con buona pace di coloro – Bundesbank e ministro tedesco Schauble in testa – che l’hanno sempre espressamente vietata. Ieri a Bruxelles il presidente dell’Eurotower si è presentato davanti al Parlamento europeo per la mensile audizione , tenutasi eccezionalmente a porte chiuse per evitare domande scomode sui piani che verranno presentati giovedì prossimo, dopo il consiglio direttivo della Bce. Ma qualcosa è trapelato alla stampa grazie all’indiscrezione dei deputati presenti all’audizione. E quel che si apprende è una risposta sufficiente per chi, come il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, invitava Draghi a restare nei ranghi del mandato Bce.

Il governatore dell’istituto monetario europeo avrebbe fatto una chiara distinzione: è vero che la Bce non ha mandato di finanziare direttamente le banche nazionali, ma è anche vero che l’acquisto di bond a breve scadenza (tre anni) non può essere considerato un finanziamento, perché la vita di tali prodotti è talmente breve da rendere nullo qualsiasi effetto-finanziamento. Quindi, se la Bce giovedì decidesse l’acquisto di bond di Stato a tre anni non violerebbe alcun mandato.

No anche da parte di Draghi, invece, al mandato bancario da attribuire al fondo di salvataggio ESM che, quello sì, equivarrebbe a finanziare gli Stati. Ma per il resto, il Governatore avrebbe espressamente sottolineato che la Bce non solo “può” intervenire sui mercati finanziari ma ne ha quasi l’obbligo, “la responsabilità”, quando si tratta di difendere la zona euro sia garantendo la stabilità finanziaria, sia riducendo le differenze di liquidità tra Paese e Paese.

L’euro è naturalmente al centro delle preoccupazioni del presidente Draghi, che sempre ieri ha visto in riunione il presidente del consiglio europeo Van Rompuy, il capo dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker e il presidente della Commissione europea Barroso. I quattro fanno parte di una task force formatasi a fine giugno proprio con l’obbiettivo di sviluppare un piano per la difesa della moneta unica, in un’ottica di sempre maggiore unità europea dal punto di vista bancario, di bilancio, economico e politico. Dalla riunione del gruppo di lavoro tenutasi ieri è emerso che a fine settembre verrà presentato un documento contenente una serie di proposte in questo senso, che verranno inviate ai 17 governi dell’area euro, i quali a loro volta nel dovranno valutare la fattibilità. A metà ottobre si attende la prima stesura della riforma dell’Unione Europea;  per dicembre se ne dovrebbe avere la versione definitiva.