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Draghi accoglie SOS mercati, “bazooka monetario serve ancora”. Milano sorda (-2%)

“La ripresa dell’economia dell’Eurozona è solida, ma un sostegno straordinario di politica monetaria è ancora necessario”.

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La ripresa dell’economia dell’Eurozona è solida, ma un sostegno straordinario di politica monetaria è ancora necessario: questo, anche se i rischi al ribasso che incombono sulla crescita stanno ulteriormente diminuendo.  In occasione del suo intervento trimestrale al Parlamento europeo, il numero uno della Bce Mario Draghi conferma un tono da “colomba”, in una giornata in cui gli investitori tornano ad attaccare gli asset italiani.

Draghi motiva le sue dichiarazioni facendo notare che le pressioni inflazionistiche rimangono tra l’altro contenute, mentre i parlamentari europei lo incalzano con domande e dubbi sulla possibile distorsione dei mercati provocata dal programma di Quantitative easing.

Domande a cui Draghi risponde fermamente, facendo notare come l’area euro abbia ancora bisogno dell’aiuto della Bce: tra i motivi, anche il trend ribassista dei salari, insufficiente a garantire che l’indice dei prezzi al consumo HICP raggiunga l’obiettivo di medio termine stabilito dalla banca centrale.

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Come ogni banchiere centrale che abbia spinto molto sul pedale dell’acceleratore QE per ridare linfa ai fondamentali dell’economia, Draghi si trova di fronte a un dilemma: decidere se, seppur in modo graduale, iniziare a staccare l’alimentatore che ha tenuto in vita l’Eurozona, proteggendola, negli anni successivi alla crisi dei debiti sovrani, dall’arrivo di eventuali nuovi choc. Oppure andare avanti con la maxi iniezione di liquidità, consapevole di un quadro economico ancora non del tutto convincente.

Per la Germania non c’è tempo da perdere: portavoce delle banche, ma anche dei pensionati alle prese da anni con tassi allo zero, la cancelliera Angela Merkel – in piena campagna elettorale – vuole che Draghi si schieri dalla sua parte: d’altronde, i tedeschi hanno una paura atavica dell’inflazione, e temono un balzo dei prezzi improvviso che possa diventare incontrollabile.

I dati per ora dicono proprio l’opposto.

Draghi: inflazione ancora sotto livelli desiderati

I quattro anni di continui bazooka monetari lanciati da Draghi non sono riusciti a creare un’inflazione capace di auto-sostenersi. E’ vero che qualche paura a inizio 2017 c’è stata. Ma la performance è ben lontana da quella al ritmo appena al di sotto del 2% auspicato dalla Bce.

Proprio dopodomani, 30 maggio, arriveranno i dati sull’inflazione dell’Eurozona. Il consensus, ritiene che la crescita dei prezzi si sia indebolita a maggio al tasso dell’1,5%, dall’1,9% di aprile. L’inflazione core, poi, secondo le attese, dovrebbe aver rallentato il passo all’1%.

A conferma di come l’inflazione non sia un problema per la Bce è anche il dato sull’offerta di moneta, indebolitasi al 4,9% dal 5,3% precedente.

Preoccupano inoltre le previsioni di Bloomberg Intelligence research, secondo cui il tasso di inflazione dell’Eurozona accelererà all’1,8% soltanto nel 2021, ovvero due anni dopo la fine del mandato di Draghi.

Ancora, la stessa commissione europea ha rivisto al ribasso le proprie stime sull’inflazione del 2018 all’1,3%, ed è probabile che la Bce faccia altrettanto, in occasione del nuovo outlook che pubblicherà nella riunione imminente dell’8 giugno.

Euro sotto $1,12 dopo Draghi, Piazza Affari -2%

Immediata la reazione dell’euro, che scende dai massimi intraday della sessione e oscilla attorno a $1,1172. in ribasso dello 0,10% alle 16 ora italiana.

Ma se le dichiarazioni hanno qualche effetto sul mercato del forex, Piazza Affari sembra rimanere sorda alle rassicurazioni che arrivano dal banchiere.

L’indice Ftse Mib accelera addirittura al ribasso e cede alle 16 più del 2%, scontando i timori sulle  elezioni anticipate, affacciatisi fin dall’inizio della sessione e scivolando anche sotto la soglia di 20.800 punti.

Prese di mira le  banche:  Ubi Banca -4,63%, Banco BPM -4,22%, UniCredit -4,04%. 

Ancora alta tensione per spread Italia-Germania, che rimane in rialzo di quasi +5% a ridosso di quota 185 punti base, con i tassi sui BTP decennali che balzano di quasi il 3% al 2,15%, a fronte dei rendimenti sui Bund, che scivolano di oltre -7% allo 0,31%.