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Draghi accoglie SOS mercati. Bazooka monetario serve ancora (LIVE)

“La ripresa dell’economia dell’Eurozona è solida, ma un sostegno straordinario di politica monetaria è ancora necessario”.

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La ripresa dell’economia dell’Eurozona è solida, ma un sostegno straordinario di politica monetaria è ancora necessario. Questo, anche se i rischi al ribasso che incombono sulla crescita stanno ulteriormente diminuendo.

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Come ogni banchiere centrale che abbia spinto molto sul pedale dell’acceleratore QE per ridare linfa ai fondamentali dell’economia, Draghi si trova di fronte a un dilemma: decidere se, seppur in modo graduale, iniziare a staccare l’alimentatore che ha tenuto in vita l’Eurozona, proteggendola, negli anni successivi alla crisi dei debiti sovrani, dall’arrivo di eventuali nuovi choc.

Per la Germania non c’è tempo da perdere: portavoce delle banche, ma anche dei pensionati alle prese da anni con tassi allo zero, in piena campagna elettorale, la cancelliera Angela Merkel vuole che Draghi si schieri dalla sua parte: d’altronde, i tedeschi hanno una paura atavica dell’inflazione, e temono un balzo dei prezzi improvviso che possa diventare incontrollabile.

I dati per ora dicono proprio l’opposto. I quattro anni di continui bazooka monetari lanciati da Draghi non sono riusciti a creare un’inflazione capace di auto-sostenersi. E’ vero che qualche paura a inizio 2017 c’è stata. Ma la performance è ben lontana da quella al ritmo appena al di sotto del 2% auspicato dalla Bce.

Proprio dopodomani, 30 maggio, arriveranno i dati sull’inflazione dell’Eurozona. Dati che, secondo il consensus, mostreranno che i prezzi sono scesi all’1,5% dall’1,9% di aprile. L’inflazione core, poi, secondo le attese, dovrebbe aver rallentato il passo all’1%. A conferma di come l’inflazione non sia un problema per la Bce è anche il dato sull’offerta di moneta, indebolito al 4,9% dal 5,3% precedente.

Preoccupano inoltre le previsioni di Bloomberg Intelligence research, secondo cui il tasso di inflazione dell’Eurozona accelererà all’1,8% soltanto nel 2021, ovvero due anni dopo la fine del mandato di Draghi. Ancora, la stessa commissione europea ha rivisto al ribasso le proprie stime sull’inflazione del 2018 all’1,3%, ed è porobabile che la Bce faccia altrettanto, in occasione del nuovo outlook che pubblicherà nella riunione imminente dell’8 giugno.

(in fase di scrittura)