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Doppio alert per l’Italia. Inflazione a record da 2013 e debito pubblico a nuovo massimo storico

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Doppio alert per l’Italia. Da un lato, l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo balza ad aprile ai valori più alti dal 2013.

Nel mese il dato è salito dello 0,4%, mentre preoccupa la performance su base annua, rivista al rialzo da +1,8% a +1,9%, al record dal +1,9% del febbraio di quattro anni fa. Per trovare un valore più elevato bisogna risalire al gennaio del 2013, quando il trend fu di un aumento del 2,2%. Il dato è stato comunicato dall’Istat.

Dall’altro lato Bankitalia ha reso noto che il debito pubblico italiano ha testato un nuovo record assoluto. Entrambe le notizie non fanno altro che alimentare i timori sul rischio che la crescita dell’inflazione e dei tassi finisca con l’avere effetti pesanti sui conti pubblici italiani, già nel mirino di Bruxelles.

Il dato inoltre sembra confermare le preoccupazioni di chi teme che la Bce, nonostante le rassicurazioni di Mario Draghi, sarà costretta entro il prossimo anno ad agire, ritirando gradualmente il suo assist noto come piano di Quantitative easing.

Certo, l’inflazione è stata sostenuta soprattutto dal rialzo della componente energetica, di per sé nota per essere volatile. Dall’Istat risulta infatti che i prezzi dei beni energetici regolamentati hanno segnato un balzo del 5,7%, anche se su base mensile c’è stato un calo dell’1,2%; alla performance hanno contribuito soprattutto i rialzi dell’Energia elettrica (+5,4%) e del gas naturale (+5,9%), che hanno decisamente invertito la rotta rispetto al mese di marzo (rispettivamente da -1,0% e -1,4%); a incidere è stato anche il forte recupero dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+5,5%, da +2,5% del mese precedente).

L'”inflazione core”,  quella più attentamente monitorata in primis dalla Bce e dagli economisti in generale – depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei benii energetici e degli alimentari freschi-  è salita anch’essa in modo sostenuto, dal +0,7% di marzo all’1,1%, mentre l’inflazione depurata dai solo Beni energetici è avanzata a +1,3%, da +1,2% del mese precedente.

Stando a quanto si legge nel comunicato dell’Istat:

L’incremento su base mensile dell’indice generale è ascrivibile in larga parte ai rialzi dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,3%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,2%), che risentono entrambi di fattori stagionali legati alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. Si registra, invece, un calo dei prezzi degli alimentari non lavorati (-1,0%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni si amplia di un decimo di punto percentuale (+1,8% da +1,7% di marzo), mentre accelera in modo marcato il tasso di crescita dei prezzi dei servizi (+1,8% da +1,0%). Di conseguenza, ad aprile il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si annulla (era -0,7 a marzo).

L’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,4% per l’indice generale; +0,7% per la componente di fondo.

Immediato il commento dell’associazione dei consumatori Codacons, riguardo all’impatto che tale inflazione avrà sulle famiglie italiane.

In una nota si legge che con il tasso di inflazione all’1,9%, la maggiore spesa per la famiglia tipo sale a +570 euro su base annua. Così il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi:

“La crescita dei prezzi al dettaglio ad aprile è la più alta degli ultimi 4 anni e ha effetti diretti sulle famiglie, determinando una stangata pari a 570 euro a nucleo famigliare su base annua. Si tratta però di una inflazione “negativa”, nel senso che non è determinata da un incremento dei consumi degli italiani, ma solo dalla fortissima crescita del comparto energetico che ha effetti a cascata su tutti i settori, specie sui trasporti”.

“Lo stesso istituto di statistica, attraverso gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio, ci dice che i consumi in Italia sono in un fase di grave stallo, a dimostrazione del fatto che l`andamento dell’inflazione non segue minimamente quello della  spesa degli italiani”.

Consumi in grave stallo, dunque, in un contesto caratterizzato da una chiara accelerazione delle pressioni inflazionistiche e da un tasso di disoccupazione che si conferma ancora troppo alto rispetto alla media Ue.

In più, come ha reso noto oggi Bankitalia, il debito pubblico italiano ha testato un nuovo record assoluto, attestandosi 2.260,3 miliardi, in aumento di 20,1 miliardi rispetto al mese precedente. Il precedente massimo storico era stato a luglio dello scorso anno con 2.256 miliardi.

L’incremento è da attribuire al fabbisogno mensile delle amministrazioni pubbliche (23,4 miliardi), parzialmente compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (per 2,2 miliardi, a 54,6; erano pari a 70 miliardi alla fine di marzo 2016) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (1,1 miliardi).

Con riferimento ai sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 20,3 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.

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