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Doppia disfatta per May a Westminster, ma la sterlina sale nel giorno del voto sulla Hard Brexit

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All’indomani della seconda sconfitta che la premier britannica Theresa May ha incassato a Westminster, la sterlina non solo non crolla ma segna un solido rialzo.

In particolare, il rapporto sterlina-dollaro sale alle 15.25 dello 0,86%, a $1,3185. La valuta guadagna anche nei confronti dell’euro, con il cambio EUR-GBP che cede più dello 0,60%, a GBP 0,8577.

Dopo essere scesa anche sotto la soglia di $1,31, rispetto al valore superiore a $1,32 attorno a cui aveva oscillato ieri, la sterlina è tornata a salire, a dispetto della bocciatura della proposta sulla Brexit che May ha ripresentato ieri alla Camera dei Comuni, con le ‘garanzie vincolanti’ che ha ottenuto dall’Ue l’altro ieri. Garanzie vincolanti sulla durata non illimitata del backstop sul confine irlandese che non sono bastate, però, a risparmiarle l’ennesima batosta politica.

A questo punto, il Parlamento UK voterà oggi sulla proposta di Hard Brexit, ovvero sulla possibilità – rischio in realtà sempre più concreto – che il Regno Unito esca dall’Ue nella data prefissata del prossimo 29 marzo anche senza un accordo. Gli operatori di mercato ritengono che la maggioranza del Parlamento boccerà la proposta.

In quel caso, domani i parlamentari saranno chiamati a votare a favore dell’estensione dell’Articolo 50. E c’è anche chi parla di revoca dell’Articolo 50, come altra opzione di cui disporrebbe Londra.

Così David Madden, analista di mercato presso CMC Markets UK:

“La coppia GBP/USD è in rialzo mentre i trader stanno già pensando al voto in aula oggi, dove ci si aspetta che i parlamentari del Regno Unito respingano la possibilità di una Brexit senza accordo. Nonostante tutto il rumore politico di recente, la tendenza al rialzo della sterlina rispetto al dollaro USA da dicembre è ancora intatta”.

Occhio anche al commento di Mark Hewson, responsabile analista di mercato sempre per CMC Markets UK:

“La scorsa notte il governo britannico è stato nuovamente battuto, sebbene con un margine più ristretto rispetto al primo voto, ma ancora con una distanza considerevole di 149 voti, dal momento che 75 parlamentari conservatori e 10 unionisti democratici hanno votato contro l’accordo di ritiro. Non è forse chiaro se ai parlamentari sarà data una terza opportunità per votare sull’accordo, in attesa del voto più tardi oggi, alle 20:00, con il quale dovranno decidere se eliminare del tutto l’opzione di un’uscita senza accordo o se uscire senza un deal. Se i parlamentari votassero per la prima opzione allora il governo probabilmente cercherebbe di portare avanti una mozione per una richiesta di estensione.
Anche se questo risultato è qualcosa che potrebbe essere facile da ottenere, dato che non fa altro che dare un calcio alla lattina, non è affatto detto che l’UE si sentirebbe obbligata ad accettare, se il motivo alla base della richiesta non avesse un obiettivo finale dietro esso”.

Hewson continua, facendo il punto della situazione:

“Inoltre, il voto contrario ad una Brexit senza accordo non rimuove di per sé l’opzione no deal, dato che questa è già stabilita in uno statuto e l’UE potrebbe decidere di tenere una linea dura e tenere ferma la posizione secondo cui l’unica opzione disponibile è l’accordo corrente o la revoca dell’articolo 50, dato che lo stesso presidente Juncker ha detto che questo era l’ultimo tentativo di ottenere un accordo entro i tempi. Questa sarebbe una strategia ad alto rischio, dal momento che uno scenario senza accordi non è un gioco a somma zero. Potrebbe tuttavia concentrare le menti dei Brexiters sulla possibilità di perdere completamente la Brexit e potrebbe significare che l’accordo di ritiro potrebbe tornare per un terzo tentativo. Anche Donald Tusk, Presidente del Consiglio dell’UE, ha rafforzato questa opinione secondo cui una Brexit senza accordo è diventata una probabilità molto più concreta”.