1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Dopo schianto Ethiopian Airlines mondo lascia a terra aerei Boeing 737 MAX. Usa ribadiscono fiducia

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Si allunga sempre di più la lista dei paesi che chiudono i cieli al Boeing 737 MAX, il modello del colosso aerospaziale americano che desta sempre più dubbi sulla sua sicurezza, dopo il disastro del volo 302 Ethiopian Airlines di domenica scorsa. La tragedia, costata la vita a tutte le 157 persone a bordo (di cui 8 italiani), segue a meno di sei mesi quella di ottobre, quando un aereo dello stesso modello si è schiantato dopo qualche minuto dal decollo.

Prima l’Etiopia, direttamente coinvolta nello schianto del volo, che era partito da Adis Abeba verso Nairobi, ha comunicato la decisione di lasciare a terra gli aerei; quasi contestualmente, lo stesso annuncio è arrivato dalla Cina.

Idem hanno fatto poi il Regno Unito, l’Australia e Singapore.

Il colpo di grazia è arrivato dall‘Unione europea, che ha chiuso i suoi cieli al modello, con l’Agenzia per la sicurezza dell’Aviazione in Ue che ha emesso una direttiva di emergenza.

La direttiva ha motivato la decisione di non far volare i modelli Boeing 737-8 e 737-9 affermando che “non si può escludere che, a contribuire” all’incidente di domenica scorsa e a quello avvenuto in Indonesia lo scorso ottobre, “siano le stesse cause”.

L’Easa, insomma – l’agenzia europea per la sicurezza del trasporto aereo – ha sospeso tutti i voli del Boeing 737-8 Max e 737-9 Max in Europa. La decisione è stata condivisa dall’Italia, con l’Enac, l’autorità dell’aviazione civile che, in una nota, ha annunciato che i modelli suddetti di Boeing “non possono più operare da e per gli aeroporti nazionali dalle 21 di ieri sera fino a nuove comunicazioni”.

L’Enac ha spiegato la decisione con “il perdurare della mancanza di informazioni certe sulla dinamica dell’incidente” dell’Ethiopian Airlies e con il “precedente incidente di ottobre in Indonesia”, che anche allora aveva visto protagonista lo schianto di un 737 Max.

Nelle ultime ore, la decisione di fermare il modello a terra è stata resa nota anche da Hong Kong, Libano e Thailandia.

Inoltre, a rendere più precarie le condizioni in cui versa il gigante americano, Norwegian Air Shuttle, la compagnia aerea europea principale che utilizza il Boeing 737 MAX, ha annunciato che chiederà a Boeing di coprire i costi che sarà costretta a sostenere per la decisione di fermare i voli.

“E’ ovvio che i costi che si presentano con il fermare a terra in via temporanea i nuovi aerei debbano essere coperti da chi ha costruito quegli aerei – si legge nel comunicato, diffuso via email dalla compagnia aerea – Non abbiamo fatto alcun calcolo, per ora, sui costi, in un momento in cui la massima priorità è assicurarci che ai passeggeri venga garantita la tutela nel modo migliore possibile”.

Secondo gli analisti di DNB – interpellati da Bloomberg – il costo potenziale per Norwegian Air Shuttle oscillerebbe tra 5 milioni di corone (l’equivalente di $580.000) e 15 milioni di corone al giorno.

Per ora, nessuna bocciatura invece dagli Stati Uniti: la Federal Aviation Administration non ha infatti preso alcuna decisione a seguito della tragedia dell’Ethiopian Airlines, ripetendo nelle ultime ore di non intravedere problemi di sicurezza nei voli effettutati con il Boeing 737 Max. Un assist non è arrivato tuttavia dal presidente americano Donald Trump che, nel commentare il caso Boeing, ha scritto su Twitter che “gli aerei stanno diventando troppo complicati da far volare. Non c’è più bisogno di piloti, ma di esperti di computer dell’MTI. E’ quello che vedo sempre più in diversi prodotti”.

Trump ha continuato:

“Si cerca di fare sempre un passo in più, che non è necessario, quando spesso qualcosa di vecchio e di più semplice sarebbe meglio. Alcune decisioni devono essere prese nell’arco di un secondo, e la complessità crea pericoli”. E, insomma, “non voglio Einstein come pilota”.

Intanto Boeing continua a essere pesantemente venduta in Borsa: a seguito del disastro dell’Ethiopian Airlines, la capitalizzazione del colosso aerospaziale americano è scesa nel giro di due sessioni da quasi $240 miliardi a $210 miliardi. Praticamente, 29 miliardi di valore di mercato sono andati in fumo.

Un crollo, scrive Barron’s, che dice molto sulla fiducia che il mercato ripone nel trend futuro delle vendite e della crescita degli utili del gigante.