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Dopo la Bce Draghi prepara il terreno a un prossimo rialzo dei tassi

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Anche il numero uno della Banca d’Italia, Mario Draghi, così come già fatto dalla Banca centrale europea soltanto giovedì scorso, prepara il campo a una prossima ritoccatina al rialzo dei tassi di interesse di Eurolandia. La principale motivazione di una simile operazione è riconducibile alle spinte inflazionistiche presenti all’interno dell’economia del Vecchio continente. “Esistono seri rischi – ha affermato Draghi nel corso dei lavori del vertice dei G-7 di Essen, in Germania – che se non affrontati potrebbero portare nei prossimi mesi ad un rialzo delle aspettative inflazionistiche”.


Il governatore di Bankitalia ha inoltre spiegato che tali rischi sono legati a diversi fattori: il prezzo del petrolio, una crescita costantemente superiore al livello di potenziale e “il credito e la moneta, intesa come aggregato M3, che continuano a crescere a tassi superiori al 10%”. Sono questi per Draghi i fattori macroeconomici da monitorare con attenzione e per i quali – e con questa terminologia il numero uno della Banca d’Italia ha ripreso le identiche parole del governatore della Bce, Jean Claude Trichet – le autorità europee devono essere “strongly vigilant”, vale a dire devono vigilare in modo attento e deciso. “Da una situazione di alto debito pubblico come quella dell’Italia – ha invece detto Draghi riferendosi specificamente al Belpaese – si esce non solo con un bilancio in pareggio, ma anche con una crescita sostenuta. Una crescita che però non deve essere drogata”.

“Saremo molto vigili per fare sì che la stabilità dei prezzi sia preservata nel medio termine”. Sono proprio queste le parole chiave pronunciate da Trichet, che fanno presagire che in occasione della prossima riunione delle autorità monetarie di Eurolandia, a marzo, si assisterà a un innalzamento del costo del denaro. Dunque, se la Bce giovedì 8 febbraio ha optato – come del resto atteso dagli esperti di economia – per un nulla di fatto dal fronte dei tassi di interesse, rimasti fermi al 3,5%, la prossima volta le cose dovrebbero andare diversamente. Con il termine “vigilanza” (sul tasso di inflazione) le autorità monetarie mettono infatti le mani avanti, sottolineando come la priorità per l’Eurozona resti il monitoraggio della stabilità dei prezzi, stabilità al momento – a detta del numero uno della Bce – non ancora garantita dal quadro macroeconomico.