1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Donald Trump, nuovo affondo a Cina e Ue. “Manipolano tassi e valute”. Tonfo dollaro

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Non accennano a placarsi le tensioni commerciali innescate dal presidente Donald Trump. Nel corso di un’intervista alla Cnbc, il tycoon ha dichiarato di essere pronto a spingersi a innalzare i dazi contro i prodotti che da Pechino arrivano negli States fino a 500 miliardi di dollari.

“Non lo sto facendo per la politica”, ha sostenuto Trump che ha continuato sostenendo: “lo sto facendo perché è la cosa giusta per il nostro paese. Ci stanno sfruttando e non mi piace”.

Ed ancora, Trump ha detto che gli Stati Uniti stanno riprendendosi vantaggi su più fronti, incluso il commercio e la politica monetaria. Ha anche spiegato di non avere innalzato le tariffe solo per contrarietà nei confronti della Cina. “Non voglio spaventarli, ma voglio che facciano bene – ha detto ancora – penso che il presidente Xi sia stato non corretto”.

L’affondo di Trump e la risposta della Cina

Finora l’amministrazione Trump ha imposto tariffe per 34 miliardi di dollari e Pechino ha risposto altrettanto e la cifra dei 500 miliardi di dollari che ha riferito il tycoon riguarda il valore delle merci cinesi importate negli Stati Uniti lo scorso anno.

All’inizio di luglio il presidente ha imposto dazi del 25% su 34 miliardi di dollari di merci cinesi a cui presto ne seguiranno ulteriori 16 miliardi. Washington inoltre ha pubblicato un elenco di nuove tariffe del 10% che colpiscono ulteriori 200 miliardi di dollari di beni cinesi che potrebbero entrare in vigore già nel prossimo mese. La Cina ovviamente non è rimasta a guardare e ha reagito imponendo a sua volta altri dazi. Certo Pechino importa molto meno dagli Stati Uniti e solo l’anno scorso, come riporta Bloomberg ha acquistato circa 130 miliardi di dollari in beni americani, per cui potrebbe usare altre misure per colpire il commercio a stelle e strisce, ad esempio inasprendo i controlli normativi.

L’allarme del Fondo monetario internazionale

La nuova minaccia arrivata da Trump potrebbe comunque mettere a dura prova i rapporti commerciali tra le due grandi economie mondiali. L’allarme lo lancia anche il Fondo monetario internazionale secondo cui l’escalation delle tensioni commerciali minaccia di far deragliare la ripresa globale. La produzione globale potrebbe calare di circa lo 0,5% al di sotto del livello previsto entro il 2020, come ha sottolineato il capo economista dell’Fmi, Maurice Obstfeld che ha continuato: “L’economia degli Stati Uniti sarebbe particolarmente vulnerabile dato che sarebbe al centro di una rappresaglia a sorpresa”.

Il tonfo del dollaro

Le parole di Trump si ripercuotono sui mercati con i futures sull’S&P in calo insieme all’indice Stoxx Europe 600. A pesare anche la precedente ingerenza del tycoon sulla Federal Reserve. Sempre alla Cnbc, il presidente si è dichiarato non contento della stretta sui tassi che dice mettono gli Usa in una posizione di svantaggio. Le parole del presidente hanno interrotto la fase di rafforzamento che il dollaro portava avanti da inizio settimana con il cross euro dollaro che stamani è passato da 1,1577 per tornare in area 1,1665 e ora è salito fino a  1,168.

In un tweet oggi Donald Trump ha colpito un’altra volta Ue e Cina: “La Cina, l’Unione europea e altri hanno manipolato la loro valuta e tenuto i tassi d’interesse più bassi” – scritto il tycoon – ” mentre gli Stati Uniti stanno alzando i tassi e il dollaro diventa sempre più forte, ogni giorno che passa, cancellando il nostro grande margine competitivo. Come sempre, non si gioca alla pari”.

La risposta della cancelliera Angela Merkel

Ma non solo la Cina. A preoccuparsi dopo le parole di Trump anche l’Unione europea. Il presidente ha imposto tariffe doganali alle importazioni di acciaio e alluminio all’inizio di quest’anno e i nuovi dazi alle importazioni di auto fanno crescere le tensioni. A sottolinearlo la cancelliera Angela Merkel secondo cui le tariffe Usa potrebbero “violare le regole del Wto”.

La Merkel ha anche aggiunto che l’Unione europea è pronta a dare una risposta “alle tariffe di importazione imposte dagli Stati Uniti sulle auto”. Inoltre la cancelliera ha sottolineato che un anno fa ebbe ragione a dire che “l’Europa non poteva più fare affidamento sugli Stati Uniti per imporre l’ordine mondiale”. Noi, ha aggiunto oggi, “non possiamo fare affidamento sul super potere degli Stati Uniti“.