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Domani giornata campale per il Governo. Citi guarda al dopo Berlusconi. Sarà caos?

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Mercoledì sarà il giorno del giudizio. O meglio, della richiesta di giudizio. Per il premier. Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati è stato chiaro: la procura di Milano domani inoltrerà la richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi indagato per la vicenda Ruby. In attesa che le carte arrivino sul tavolo, Berlusconi si concentra sulle prossime mosse, chiedendo di accelerare sulle riforme a partire dalla giustizia. Processo breve ed intercettazioni sono diventate priorità assolute, ma la strategia del premier si gioca anche su un altro terreno: quello di rilanciare l’azione dell’esecutivo attraverso il pacchetto economico che sempre domani dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri.


Un programma, quello di Berlusconi, che deve fare i conti con l’ultimo avvertimento lanciato dalla Lega: se la maggioranza non sarà solida nelle commissioni parlamentari è meglio staccare la spina e andare a votare. Portavoce del malumore dei lumbard è stato il ministro per la Semplificazione Legislativa, Roberto Calderoli, che nella serata di ieri ha provato ad addolcire la pillola: “La Lega Nord – ha spiegato – ha come obiettivo la realizzazione delle riforme e lo stare al governo rappresenta lo strumento proprio per raggiungere questo obiettivo”. Il Cavaliere, prendendo come esempio la bocciatura del federalismo in commissione aveva a suo tempo sollevato, all’interno del Pdl, il problema degli equilibri. “La situazione va risolta – avrebbe confidato nei giorni scorsi a più di qualche interlocutore – soprattutto perché il gruppo di Fli è sovrarappresentato”. Le considerazioni di ieri dei lumbard, osservano poi esponenti del Pdl, sono le stesse che noi facciamo da tempo, chiedendo che la situazione venga risolta. Detto questo, i più maliziosi nelle file del Popolo della Libertà vedono nei ragionamenti della Lega una strategia in vista dell’incontro di domani tra Bossi e Giorgio Napolitano.

Berlusconi, riferiscono i fedelissimi, proverà a mettere un freno ai malumori dei lumbard fornendo ancora una volta rassicurazioni sui numeri e sui possibili nuovi arrivi nelle file della maggioranza. E mettendo bene in chiaro che l’approvazione del federalismo resta comunque una delle priorità perché è proprio sul tema delle riforme che il premier vuole spostare l’attenzione. La prova del nove arriverà nel giro delle prossime 24 ore: la fornirà il consiglio dei ministri di domani che dovrà varare il cosiddetto pacchetto di misure economiche. In caso di una mancata quadratura, a pagarne lo scotto potrebbe essere anche Piazza Affari. “Dopo aver sottoperformato i listini per cinque anni, l’Italia è stata la Borsa migliore a gennaio, beneficiando della rotazione dei temi. Considerando però che il Paese sta per affrontare uno dei momenti più difficili sul fronte politico, potrebbe essere arrivato il momento di cambiare la strategia di lungo termine favorendo società stabili a discapito di storie a buon mercato”, avvertono gli analisti di Citi in un report che porta la data di ieri, in cui si chiedono “Dopo Berlusconi, il caos?”


“Nonostante le pressioni sui Periferici si sia allentata negli ultimi mesi, il clima sull’Italia è decisamente peggiorato sulle orme del lento declino del governo Berlusconi, con impatti deleteri sulla tabella di marcia delle riforme sia sul fronte politico sia economico che il Paese avrebbe bisogno”, argomentano gli analisti finanziari della banca americana. “Sfortunatamente, non importa quanto possa essere buono o cattivo Silvio Berlusconi, il problema – sottolineano – è che non ci sono al momento credibili alternative con l’eccezione dell’attuale ministro dell’Economia, Giulio Tremonti”.


Non sono in realtà solo le grane politiche a gettare fumo negli occhi agli investitori che scorrono velocemente con l’indice il Ftse Mib a caccia di buoni affari, c’è anche il fattore rotazione da dover prendere in valida considerazione. Il motivo? “Siamo dell’idea che gli investitori torneranno indietro: si tornerà a sottopesare l’Italia acquistando solo quelle società internazionali, che hanno in tasca loro malgrado un passaporto italiano, con una esposizione risicata all’economia domestica. Anche se esiste una miriade di piccole gemme nascoste in Italia – proseguono – c’è troppo illiquidità per attrarre l’interesse degli investitori internazionali”. Sul mercato oggi qualcuno ha iniziato a portarsi avanti, bastonando le banche tricolori. A Milano, dove il settore finanziario è quello più rappresentato sull’Ftse, gli istituti fin dalle prime battute stanno vivendo una seduta all’insegna delle vendite.


“Il rischio paese ha sostenuto il settore bancario nelle ultime settimane, adesso potrebbe non farlo più – segnala sibillino un operatore di mercato – . A dicembre nessuno avrebbe scommesso di comprare le banche. La rotazione di inizio anno è andata a loro favore. Ma adesso gli analisti hanno iniziato a rifare i loro conti, osservando che il costo del funding potrà impattare sulla voce net cost income. I ceo delle banche pensano che gli spread negative potranno venire controbilanciati da buoni volumi, ma non sono abbastanza convincenti”. A gettare ombre ci ha pensato tra l’altro un big del settore: Unicredit. Le attività italiane dell’istituto di Piazza Cordusio potrebbero archiviare l’esercizio 2011 con una perdita netta di 50 milioni, complici rettifiche su crediti per 3,6 miliardi. Lo anticipa Il Sole 24 Ore riferendo quanto comunicato nei giorni scorsi dal top management della banca alle seconde linee nel corso di una presentazione riservata.


I ricavi sono stati pari a 9,78 miliardi lo scorso anno, a fronte di costi operativi per 5,65 miliardi, per un risultato di gestione di 4,12 miliardi. Le rettifiche su crediti hanno eroso l’utile lordo a 387 milioni. Durante la presentazione sono stati illustrati anche gli obiettivi 2011 che, riferisce il quotidiano citando fonti interne, sono “assai rilevanti”. Per i ricavi a fine anno il target è oltre quota 10,12 miliardi con un risultato di gestione di 4,59 miliardi, un utile lordo a 1,35 miliardi e un netto di 594 milioni. Quanto basta per riaccendere la spia rossa.